maurizio's profileL'onniscientePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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September 29 Non aprite quella...Porta a Porta!Se c'è un programma della televisione italiana che rispecchia fedelmente tutti i difetti della poltica e della società del nostro Paese, quello è sicuramente Porta a Porta. Premetto che ho sempre trovato il programma di Vespa insostenibile se visto per più di cinque minuti,e a volte mi chiedo come possano esserci milioni di italiani che ogni notte stanno incollati al divano (spero che sia per perdita di coscienza) a vedere un tale scempio di buona informazione. Se penso a Porta a Porta, la prima cosa che mi viene in mente è un odore di naftalina: è un programma vecchio, obsoleto, nato superato, dallo studio agli odiosi ospiti, sempre gli stessi, che ogni sera ci sciorinano davanti le loro convinzioni su qualsiasi argomento. In quel salotto regna un misto di qualunquismo, servilismo nei confronti del Potere, demagogia, sciacallaggio sul dolore della gente davvero insostenibile, il tutto guidato dal fidato lacchè Bruno. Per quanto riguarda l'informazione politica, poi, Porta a Porta è semplicemente un offesa per ciò che il giornalismo dovrebbe essere, anche in Italia. In un'atmosfera che oscilla tra la rissa continua fra gli "onorevoli" e periodi di letargo collettivo favorito dal tono tutt'altro che vivace della voce anfibia del Dottor Vespa, assistiamo a continui atti di servilismo nei confronti del Potente di turno (preferibilmente se è nella maggioranza di governo). In un perfetto stile da democristiano quale il conduttore è, le domande sono sempre accomodanti, mai pungenti nè pericolose, facili da gestire e sicuramente prestabilite con gli spin-doctors dei politici; risultato? colloqui politici incredibilmente noiosi, dove non si tocca mai la radice dei problemi ma solo la loro interpretazione dai diversi punti di vista, di destra o di sinistra. Se c'è qualche polemica o qualche imbarazzante problema che riguarda uno dei politici presenti in sala, si cerca sempre di glissare, smussare gli angoli, ignorare, in modo che l'onorevole possa tranquillamente continuare a enucleare le sue convinzioni sugli argomenti a lui preferiti. E Vespa! Ha davvero un talento particolare, Vespa: riesce con le sue domande a non far mai incazzare nessuno, ma anzi ad accondisciendere qualunque fesseria venga sparata nel suo "salotto-sala d'aspetto da dentista", che si tratti della promessa di Prodi di abbassare le tasse (ma quando mai?!), o della volontà di Berlusconi di lasciare il comando del centrodestra (momento che suppongo coinciderà con la morte biologica del Cavaliere). Ma a volte, nel suddetto salotto, la politica italiana giunge al suo punto più basso: in quante occasioni è capitato di dover vedere dei Mastella, dei Maroni, ecc, che fino a cinque minuti prima si scannavano in studio, felici e e gai mentre preparano manicaretti culinari in studio in un'atmosfera da sagra di paese? Roba da far accapponare la pelle. Gente che dovrebbe rappresentarci e governarci finita a friggere polenta o frittura mista con degli orrendi grembiuli griffati Porta a Porta.
Ma l'incubo non finnisce qua, anzi peggiora: perchè la gran parte delle puntate del talk-show più seguito in Italia, non è dedicato alla politica, ma alla cronaca. Ed è qua che Porta a Porta si trasforma in un orripilante e catodico banchetto, e suoi ospiti in iene e avvoltoi. Se in Italia qualcuno muore ucciso a coltellate, a rivolverate, ecc, ecco che Vespa si trasforma in un famelico condor, che sente l'odore delle carogne a chilometri di distanza. Subito si avventa sulle carni ancora fresche delle vittime, e le trascina davanti a un pubblico televisivo ormai assuefatto a questo genere di scempi. Perchè a Porta a Porta non ci si limita ad analizzare, come forse è giusto, la dinamica di un omicidio, i possbili colpevoli, ecc. No. A Porta a Porta si fa bella mostra di pigiami insanguinati, di armi del delitto, di plastici di villette dell'incubo (un'oscena trovata sicuramente partorita dalla mente di Vespa). Si sbatte in faccia al telespettatore e all'opinione pubblica, alla ricerca di qualche misero punto di share in più sull'avversario, i dettagli raccapriccianti di ogni strage. Per fare un esempio, il livello di saturazione mediatica del delitto di Cogne (la madre di tutti i processi giuridico-televisivi, con Annamaria Franzoni seduta placidamente tra gli ospiti nel salotto di Vespa a spiegare perchè non aveva ucciso Samuele), ha toccato un livello di insostenibilità, tanto che quando capisco che in un qualsiasi programma ci si occupa del suddetto delitto, cambio canale in una frazione di secondo. E lo stesso è successo con la strage di Erba, e col delitto, più recente, di Garlasco. Il tutto condito con un parterre di ospiti che a vederlo mi si torcono le mani dalla rabbia: sempre i soliti, odiosi quaraquaquà, qualunquisti, tuttologi. Psicanalisti da strapazzo, giornaliste che lavorano in quanto mogli di belli quaglioni (ogni riferimento alla Palombelli è puramente casuale), criminologi che passano più tempo da Vespa che a fare il proprio lavoro, soubrette con la data di scadenza passata da anni. E tutti che vogliono mettere bocca, ci vogliono spiegare, loro, perchè la mamma ha ucciso il figlio, o il marito la moglie, pur non capendoci, a volte, un fico secco. Mi chiedo: ma come mai tanto osceno voyeurismo? Come mai questa inquietante voglia di guardare dal buco della serratura? Siamo davvero diventati predatori di carogne? La risposta sarà che che Porta a Porta si occupa di ciò che la gente vuole; io rispondo che compito della televisione è anche quello di educare il pubblico ad interessarsi di cose veramente importanti, e non solo gravide di morbosità.
September 15 Ciao Oriana-Un anno dopoEh si. E' già passato un anno, Oriana. Un anno da quel 15 settembre 2006, in cui ci hai lasciati per sempre, in quel dignitoso silenzio che avevi scelto come tua ultima gabbia, e che ti proteggeva dal male e dal bene che il mondo nutriva per te . Volesti tornare a Firenze, nella tua Firenze, quella città che ti aveva partorito e che tanto amavi, tanto avevi difeso, protetto, e a cui ti legava un filo invisibile ma presente anche quando ormai vivevi a New York. Volesti tornare a Firenze, per morirci, cosi come ci eri nata. Tornasti qui da noi, nonostante l'ingratitudine e il disprezzo che l'Italia, la Toscana, e, soprattutto, la tua città, ti avevano riservato per tutta la vita, e che avevano toccato l'apice dopo i tuoi Gridi di rabbia contro il nuovo Nazismo manifestatosi l'11 settembre. Un'odio soprattutto istituzionale, un odio dei ministri, dei parlamentari, degli intelletualoidi impegnati, delle sinistre e delle destre, dei partiti comunisti e cattolici, del mondo giornalistico reso bugiardo dalla lottizzazione e dall'appiattimento ideologico. Tanto odiata, Oriana, perchè non era facile tirarti per la giacca, era praticamente impossibile usarti come arma politica contro gli avversari, e questo perchè eri di un meraviglioso ed entusiasmante politicamente scorretto, coerente e fedele solo a ciò che la tua mente e i tuoi sentimenti provavano per quello che succedeva nel Mondo (una coerenza granitica che ti portò anche a spiacevoli episodi, come quando da giovane, all'università, fosti malmenata per le tue idee da un comunista e da un fascista di comune accordo...). Ma a fronte di questa ostilità di quelli che qualcuno chiama Poteri Forti, a fronte di tutto questo, c'era l'ammirazione, l'empatia e il Bene che milioni di italiani provavano per te. Gli "italiani non importanti", la gente comune, quella che vive sulla propria pelle i vizi e gli sbagli di questo paese e della sua politica. Sappi (ma sono sicuro che lo sai già) che ciò che scrivevi, da giovane ma soprattutto negli ultimi tempi, lo pensavano in molti. Sappi (ma sono sicuro che sai anche questo)i che di quei Molti, tanti se ne stavano zitti, muti, lasciando che ciò che pensavano covasse in silenzio all'interno del loro animo, senza trasformarlo in parole e opinioni, per paura di beccarsi del "fascista", del "razzista", del "guerrafondaio" dai pacifisti di mestiere, dai multiculturalisti di professione. Sappi (e forse questo ti suonerà nuovo) che con le tue grida ragionate ne hai svegliati tanti, di quei Molti, hai permesso che il cervello si collegasse alla lingua, e che la lingua cominciasse ad espirmere il pensiero. Sappi che fra i molti che hai risvegliato con le tue parole ci sono anch'io, e che mi vergogno di essermi vergognato. Oriana, non sei stata una semplice giornalista, per quanto brava. Sei stata parte integrante di quella che chiamo coscienza civica nazionale, la quale in Italia è spesso dormiente o offuscata dalle ideologie di moda. Una coscienza civica che più è nel giusto, più viene combattuta, soffocata, insultata, per impedirle di fare il proprio dovere. Come fecero a te, anche recentemente. Come quando al Social Forum di Firenze organizzato dal movimento pacifista (sic), quello dei Carlo Giuliani, fosti additata come terrorista davanti ad una massa di giovani idioti da un buffone che prima di diventare il capetto della nuova sinistra italiana, si era distinto come giovane recluta tra i repubblichini fascisti ai tempi della Resistenza; o come quando una comica da strapazzo, sempre in quella sciagurata occasione, non avendo argomenti contro la tua coerenza, si mise a sbeffeggiare il tuo cancro e la tua vita in trincea, tra le ottuse risate dei presenti. E ogni volta, Oriana, ogni volta che il trasversale campo dei tuoi odiatori di mestiere, (composto da preti, no global, imam e chi più ne ha più ne metta) ti attaccava e insultava, avevo sempre paura che tu ti stancassi, tu decidessi che non valeva più la pena lottare e gridare per gente cosi ottusa. E invece, ogni volta mi sorprendevi, con un nuovo articolo, o un nuovo libro con i quali chiudevi la bocca all'affollato schieramento dei nemici dell''Occidente.
Oggi mi sono recato alla tua tomba. Poca gente, zero autorità istituzionali, ma me l'aspettavo. Mentre fissavo la tua lapide, pensavo alla tua Vita. E mi è venuta una sola parola per descriverla, una qualità in cui ormai pochi si contraddistinguono: CORAGGIO. Il coraggio di dire no a tutte le ideologie liberticide, che fosse Nazifascismo, Comunismo, o Islam; il coraggio di dire sempre e comunque ciò che si pensa; il coraggio di continuare a lottare per quello in cui si crede anche se tutto va nella direzione opposta; il coraggio di amare la propria civiltà nonostante questa ti ripaghi con indifferenza e disprezzo.
Ciao Oriana. Il vuoto che hai lasciato è difficilmente colmabile, nonostante in tanti provino a prendere il tuo posto. E mi piace pensare che mentre il Mondo ti ricorda, tardivo nel suo affetto per te, te ci guardi da lassù (se c'è un "Lassù", te dovresti esserci entrata) con un sorriso ironico e divertito, mentre ti fumi una sigaretta. Mi piace finire questo piccolo ricordo con uno dei brani conclusivi di uno dei tuoi libri, "La Forza della Ragione":
"...Non possiamo perdere. Perchè l’Islam è uno stagno. Acqua che non defluisce mai, non si muove mai, non diventa mai acqua che scorre e che scorrendo arriva al mare. Infatti si inquina facilmente, e anche come abbeveratoio per il bestiame vale poco. Lo stagno non ama la Vita. Ama la Morte. Per questo le mamme dei kamikaze gioiscono quando i loro figli muoiono, dicono Allah akbar-Dio è grande-Allah akbar. L’Occidente è un fiume, invece. E i fiumi sono corsi d’acqua viva. Acqua che defluisce continuamente e defluendo si depura, si rinnova, raccoglie altra acqua, arriva al mare, e pazienza se a volte straripa. Pazienza se con la sua forza a volte allaga. Il fiume ama la Vita. La ama con tutto il bene e tutto il male che essa contiene. La nutre, la protegge , la esalta, e per questo le nostre mamme piangono quando i loro figli muoiono. Per questo la Vita noi la cerchiamo ovunque, la troviamo ovunque. Anche nei deserti, anche nelle steppe, anche al di là della stratosfera, anche sulla Luna, anche su Marte. E se non ce la troviamo, ce la portiamo. No, non possiamo perdere." |
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