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    May 08

    Sull'antisemitismo

    Sembra che l'antisemitismo sia un cancro difficile da estirpare. Quando si pensava che fosse debellato, sconfitto, dimenticato, ecco che si ripresenta, mutato nel colore, nella forma, nelle modalità di espressione, ma che rimane ciò che è in sostanza: odio. Se in passato questo cancro ha afflitto la destra (e parzialmente la affligge tuttora), dobbiamo registrare che, dal dopoguerra in poi, sta diventando peculiarità della sinistra. Che in certi casi lo tollera, in certi casi lo incoraggia, magari spacciandolo per altro, ed in certi casi se ne fa portabandiera, alfiere, e lo eleva a principio cardine del proprio pensare. Trovo che l'antisemitismo di sinistra, odierno, travestito da antisionismo o da "legittima-critica-al-governo-israeliano" sia molto pericoloso. Molto pericoloso, perché viene da una parte politica che si fregia da sempre di essere la protettrice per eccellenza del popolo ebraico (e sicuramente, in certi casi lo è stata). E che, per questo, non viene percepita, dall’opinione pubblica, come antisemita. Penso, tuttavia, che ci sia un’ipocrisia di fondo: che si voglia distinguere tra ebrei di ieri ed ebrei di oggi. Che si voglia difendere, proteggere, garantire solo gli ebrei di ieri, quelli ammazzati a milioni nei campi di sterminio dal nazifascismo, che si voglia preservare la loro memoria, il loro culto, e non dimenticarne la tragedia. Sacrosanto e doveroso, se non fosse che non ci si ricorda mai di proteggere, difendere e garantire gli ebrei di oggi. Gli israeliani. Che per loro non valga quel diritto all’esistenza che non è valso nemmeno negli anni quaranta in Europa, e la cui mancanza ha portato alla tragedia della Shoah. Che nella guerra (perché di guerra si tratta) tra israeliani e palestinesi, la sinistra, in particolare quella estrema, si ricordi di difendere e giustificare solo i secondi. Che i kamikaze palestinesi che si fanno esplodere a decine tra i civili israeliani, che i razzi che vengono lanciati sulle case israeliane, siano tutti atti giustificati e giustificabili, in nome del diritto dei palestinesi a lottare contro il nemico. Ma, soprattutto, che nell’odio, perché di questo si tratta, verso Israele, si coinvolga anche ebrei che non c’entrano nulla, quelli che vivono nelle città europee. Dopo l’ennesimo atto di ostilità verso il popolo ebraico, cioè il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino e i cortei dei “pacifisti” di sinistra con le solite bandiere bruciate, mi è venuta voglia di rispolverare un articolo del 2003 di Oriana Fallaci. Trovo che valga molto di più di qualsiasi analisi che potremmo fare oggi, e per questo lo pubblico qui:

     

    Sull'antisemitismo


    Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camera gas, nei forni crematori di Dachau e Mauthausen e di Buchenwald e di Bergen-Belsen eccetera, venderebbero a un harem la propria madre.

    Io trovo vergognoso che la Chiesa Cattolica permetta a un vescovo, peraltro alloggiato in Vaticano, uno stinco di santo che a Gerusalemme venne trovato con un arsenale di armi ed esplosivi nascosti in speciali scomparti della sua sacra Mercedes, di partecipare a quel corteo e piazzarsi a un microfono per ringraziare in nome di Dio i kamikaze che massacrano gli ebrei nelle pizzerie e nei supermarket. Chiamarli "martiri che vanno alla morte come a una festa".

    Io trovo che in Francia, la Francia del Liberté-Egalité-Fraternité, si bruciano le sinagoghe, si terrorizzano gli ebrei, si profanino i loro cimiteri. Trovo vergognoso che in Olanda e in Germania e in Danimarca i giovani sfoggino il kaffiah come gli avanguardisti di Mussolini sfoggiavano il bastone e il distintivo fascista. Trovo vergognoso che in quasi tutte le università europee gli studenti palestinesi spadroneggino e alimentino l'antisemitismo. Che in Svezia abbiano chiesto di ritirare il Premio Nobel per la Pace concesso a Shimon Peres nel 1994, e concentrarlo sulla colomba col ramoscello d'olivo in bocca cioè su Arafat. Trovo vergognoso che gli esimi membri del Comitato, un Comitato che (a quanto pare) anziché il merito premia il colore politico, abbiano preso in considerazione la richiesta e pensino di esaudirla. All'inferno il Premio Nobel e onore a chi non lo riceve.

    Io trovo vergognoso (siamo di nuovo in Italia) che le Televisioni di stato contribuiscano al risorto antisemitismo piangendo solo sui morti palestinesi, facendo la tara ai morti israeliani, parlando in modo sbrigativo e spesso in tono svogliato di loro. Trovo vergognoso che nei loro dibattiti ospitino con tanta deferenza i mascalzoni col turbante o col kaffiah che ieri inneggiavano alla strage di New York e oggi inneggiano alle stragi di Gerusalemme, di Haifa, di Netanya, di Tel Aviv. Trovo vergognoso che la stampa scritta faccia lo stesso, che si indigni perché a Betlemme i carri armati israeliani circondano la Chiesa della Natività, che non si indigni perché nella medesima chiesa duecento terroristi palestinesi ben forniti di mitra e munizioni ed esplosivi (tra loro vari capi di Hamas e Al-Aqsa) siano non sgraditi ospiti dei frati (che poi dai militari dei carri armati accettano le bottiglie d'acqua minerale e il cestino di mele). Trovo vergognoso che dando il numero degli israeliani morti dall'inizio della seconda intifada (quattrocentododici), un noto quotidiano abbia ritenuto giusto sottolineare a gran lettere che nei lori incidenti stradali ne muoiono di più. (Seicento all'anno).

    Io trovo vergognoso che l'Osservatore Romano cioè il giornale del Papa, un Papa che non molto tempo fa lasciò nel Muro del Pianto una lettera di scuse per gli ebrei, accusi di sterminio un popolo sterminato a milioni dai cristiani. Dagli europei. Trovo vergognoso che ai sopravvissuti di quel popolo (gente che ha ancora il numero tatuato sul braccio) quel giornali neghi il diritto di reagire, difendersi, non farsi sterminare di nuovo. Trovo vergognoso che in nome di Gesù Cristo (un ebreo senza il quale oggi sarebbero tutti disoccupati) i preti delle nostre parrocchie o Centri Sociali o quel che sono amoreggino con gli assassini di chi a Gerusalemme non può recarsi a mangiar la pizza o a comprar le uova senza saltare in aria. Trovo vergognoso che essi stiano dalla parte dei medesimi che inaugurarono il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali. A fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarla (Dopo l'uscita de La Rabbia e l?orgoglio qualcuno in Italia vorrebbe farlo anche a me. Citando versi del Corano esorta i suoi "fratelli" delle moschee e delle Comunità Islamiche a castigarmi in nome di Allah. A uccidermi. Anzi a morire con me. Poiché è un tipo che conosce bene l'inglese, in inglese gli rispondo: "Fuck you").

    Io trovo vergognoso che quasi tutta la sinistra, quella sinistra che venti anni fa permise a un suo corteo sindacale di deporre una bara (quale mafioso avvertimento) dinanzi alla sinagoga di Roma, dimentichi il contributo dato dagli ebrei alla lotta antifascista. Da Carlo e Nello Rosselli, per esempio, da Leone Ginzburg, da Umberto Terracini, da Leo Valiani, da Emilio Sereni, dalle donne come la mia amica Anna Maria Enriques Agnoletti fucilata a Firenze il 12 giugno 1944, dai settantacinque dei trecentocinquantacinque uccisi alla Fosse Ardeatine, dagli infiniti altri morti sotto le torture o in combattimento o dinanzi ai plotoni d'esecuzione. (I compagni, i maestri, della mia infanzia e della mia prima giovinezza). Trovo vergognoso che anche per colpa della sinistra anzi soprattutto per colpa della sinistra (pensa alla sinistra che inaugura i suoi congressi applaudendo il rappresentante dell'OLP, in Italia il capo dei palestinesi che vogliono la distruzione di Israele) gli ebrei delle città italiane abbiano di nuovo paura. E nelle città francesi e olandesi e danesi e tedesche, lo stesso. Trovo vergognoso che al passaggio del mascalzoni vestiti da kamikaze tremino come a Berlino tremavano la Notte dei Cristalli cioè la notte in cui Hitler avviò la Caccia all'Ebreo.

    Io trovo vergognoso che obbedendo alla stupida, vile, disonesta, e per loro vantaggiosissima moda del Politically Correct i soliti opportunisti anzi i soliti parassiti sfruttino la parola Pace. Che in nome della parola Pace, ormai più sputtanata delle parole Amore e Umanità, assolvano da una parte sola l'odio e la bestialità. Che in nome d'un pacifismo (leggi conformismo) delegato ai grilli canterini e ai giullari che prima leccavano i piedi a Pol Pot aizzino la gente confusa o ingenua o intimidita. Che la imbroglino, la corrompano, la riportino indietro di mezzo secolo cioè alla stella gialle sul cappotto. Questi ciarlatani ai quali dei palestinesi importa quanto a me importa di loro. Cioè nulla.

    Io trovo vergognoso che tanti italiani e tanti europei abbiano scelto come vessillo il signor (si fa per dire) Arafat. Questa nullità che grazie ai soldi della Famiglia Reale Saudita fa il Mussolini ad perpetuum e che nella sua megalomania crede di passare alla Storia come il George Washington della Palestina. Questo sgrammaticato che quando lo intervisti non riesce nemmeno a compilare una frase completa, un discorso articolato. Sicché per ricomporre il tutto, scriverlo, pubblicarlo, duri una fatica tremenda e concludi che paragonato a lui perfino Gheddafi diventa Leonardo da Vinci. Questo falso guerriero che va sempre in uniforme come Pinochet, mai che indossi un abito civile, e che tuttavia non ha mai partecipato ad una battaglia. La guerra la fa fare, l'ha sempre fatta fare, agli altri. Cioè ai poveracci che credono in lui. Questo pomposo incapace che recitando la parte del Capo di Stato ha fatto fallire i negoziati di Camp David, la mediazione di Clinton. No-No-Gerusalemme-la-voglio-tutta-per-me. Questo eterno bugiardo che ha uno sprazzo di sincerità soltanto quando (en privé) nega a Israele il diritto di esistere, e che come dico nel mio libro si smentisce ogni cinque secondi. Fa sempre il doppio gioco, mente perfino se gli chiede che ora è, sicché di lui non puoi fidarti mai. Mai! Da lui finisci sistematicamente tradito. Questo eterno terrorista che sa fare solo terrorista (stando al sicuro) e che negli Anni Settanta cioè quando lo intervistai addestrava pure i terroristi della Baader-Meinhof. Con loro, i bambini di dieci anni. Poveri bambini! (Ora li addestra per farne kamikaze. Cento baby-kamikaze sono in cantiere:cento!). Questa banderuola che la moglie la tiene a Parigi, servita e riverita come una regina, e che il suo popolo lo tiene nella merda. Dalla merda lo toglie soltanto per mandarlo a morire, a uccidere e a morire, come le diciottenni che per meritarsi l'uguaglianza con gli uomini devono imbottirsi d'esplosivo e disintegrarsi con le loro vittime. Eppure tanti italiani lo amano, sì. Proprio come amavano Mussolini. Tanti altri europei, lo stesso.

    Io trovo vergognoso e vedo in tutto ciò il sorgere d'un nuovo fascismo, d'un nuovo nazismo. Un fascismo, un nazismo, tanto più bieco e ributtante in quanto condotto e nutrito da quelli che ipocritamente fanno i buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani, e che hanno la sfacciataggine di chiamare guerrafondaio chi come me grida la verità. Lo vedo, sì, e dico ciò che segue. Io col tragico e shakespeariano Sharon non sono mai stata tenera ("Lo so che è venuta ad aggiungere uno scalpo alla sua collana" mormorò quasi con tristezza quando andai a intervistarlo nel 1982). Con gli israeliani ho litigato spesso, di brutto, e in passato i palestinesi li ho difesi parecchio. Forse più di quanto meritassero. Però sto con Israele, sto con gli ebrei. Ci sto come ci stavo da ragazzina cioè al tempo in cui combattevo con loro, e le Anne Marie morivano fucilate. Difendo il loro diritto ad esistere, a difendersi, a non farsi sterminare una seconda volta. E disgustata dall'antisemitismo di tanti italiani, di tanti europei, mi vergogno di questa vergogna che disonora il mio Paese e l'Europa. Nel migliore dei casi, non una comunità di Stati ma un pozzo di Ponzi Pilati. Ed anche se tutti gli abitanti di questo pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così.

     

    Oriana Fallaci

    May 05

    Una nuova Roma (?)

    Roma in mano ad un fascista, secondo i soliti “moderati” di sinistra. E adesso cosa succederà, si chiedono sgomenti gli italiani, alla capitale d’Italia? Un nuovo ventennio nero, parate militari, squadroni assassini? Nulla di tutto questo, almeno per me. La vittoria di Alemanno contro Rutelli nella corsa a Sindaco di Roma rappresenta solo la voglia di cambiare di un’intera città. Una città che è sempre stata, tranne qualche intervallo democristiano, governata dalla sinistra, a volte bene, a volte male, e che ha scelto di consegnarsi ad una fazione che mai prima d’ora aveva guidato la capitale: la destra. Una destra che a Roma è sempre stata molto forte e radicata - il vecchio Msi, la destra militante degli anni ’70, una certa cultura politica “nera” da sempre presente nel Lazio e in particolare a Roma - ma che non era mai riuscita a emergere dalla nicchia socio-politica in cui era rinchiusa. Con Alemanno sindaco c’è stato lo sdoganamento (e che sdoganamento!) completo della destra romana, ed è naturale che ciò sia vissuto come una grande vittoria da parte di tutto il popolo che si riconosce in quei valori. Ma la conquista della Capitale non è solo merito di una coalizione che ha saputo presentarsi come alternativa credibile alla controparte politica, né di un candidato sindaco, Gianni Alemanno appunto, che ha saputo conquistare l’elettorato moderato senza per questo perdere per strada il bagaglio di voti della destra moderata e di quella estrema (a Roma molto forte). E non è nemmeno dovuta solo all’onda d’urto delle elezioni politiche di aprile, che hanno spazzato via il centrosinistra e cancellato l’estrema sinistra. A consegnare Roma ad Alemanno è stato proprio quello che dal suo elettorato è considerato un totem intoccabile, forse l’unico che si è salvato dal tracollo elettorale: Walter Veltroni. Per capire le ragioni che hanno spinto tanti romani a cambiare casacca e passare dalla parte di Alemanno, dobbiamo vedere la Roma di Veltroni come realmente è, ed è stata, per tutta la durata del mandato da sindaco dell’attuale segretario Pd, ossia come un iceberg. La punta di questo iceberg è rappresentata dalla tipica Roma veltroniana, quella dei Festival del Cinema, delle Notti bianche, dei fasti, dei media, delle serate mondane, delle Are Pacis, insomma la Roma della cultura che tanto piace all’Italia, pagato tutto, naturalmente, con i soldi dei contribuenti. Questa immagine della Roma da vacanze eterne e paillettes è riuscita a penetrare nella coscienza politica e civile nazionale, dando a Veltroni una potente arma elettorale, ossia un’immagine da sindaco vincente, un “Sindaco d’Italia”, se vogliamo chiamarlo così, che gli ha permesso di potersi presentare sulla ribalta nazionale come credibile candidato premier alle ultime elezioni. Ma la Roma che Veltroni ha amorevolmente curato, agghindato e dato in pasto ai mass media rappresenta solo la punta dell’iceberg: sott’acqua è rimasta la Roma città: le borgate, le periferie, i milioni di romani che non abitano a Cinecittà o nel centro storico. Eccola, la Roma che Veltroni non ama far conoscere: una periferia abbandonata a sé stessa, alla criminalità, al degrado, diventata culla di accampamenti abusivi, di mini città costituite da migliaia di immigrati clandestini, che vivevano secondo le proprie leggi (che non erano propriamente quelle italiane), e commettevano reati senza che l’amministrazione comunale facesse nulla per migliorare la condizione dei romani che non sono così ricchi e fortunati da abitare sotto l’ombra del Colosseo. Veltroni, schiavo e figlio di quella cultura di sinistra lassista, che ama tanto il concetto di integrazione quanto è avversa a quello di sicurezza, che ai doveri preferisce sempre i diritti, ha totalmente, o quasi, ignorato le problematiche che si sono venute a creare negli anni del suo mandato, e che si sono aggiunte a quelle già esistenti sotto l’amministrazione Rutelli. Un territorio comunale lasciato a sé stessi, alla mercè di balordi e clandestini, un degrado quasi totale che ha obbligato tante famiglie romane a chiudersi in casa, e lasciato le strade regno della microcriminalità. Nemmeno dopo l’omicidio Reggiani l’amministrazione Veltroni ha fatto qualcosa: dopo i primi giorni di lutto e sgomento, è rimasto tutto come era. Le baraccopoli smantellate si sono ripresentate in altre parti della città, le zone a rischio sono rimaste sostanzialmente a rischio, non è stato creato un piano di sicurezza serio. Basterebbe questo scempio per spingere i romani a votare contro il centrosinistra. Ma non finisce certo qui. Ieri sera su “Report” è andata in onda un’inchiesta sulla cementificazione della periferia di Roma sotto l’amministrazione Veltroni (un’inchiesta che, stranamente, è stata mandata in onda solo dopo il ballottaggio tra Alemanno e Rutelli, chissà come mai…). Quello che ne è venuto fuori è sconcertante: il “Sindaco d’Italia” ha svenduto ettari e ettari di terreni ai famosi “palazzinari”, i costruttori di immobili, che hanno innalzato enormi palazzoni per tutto il territorio comunale, senza assolutamente preoccuparsi della vivibilità delle nuove zone abitative, e senza, ed è questo l’importante, che il Comune abbia aperto bocca per far rispettare i patti che prevedevano anche aree di verde, servizi, negozi e collegamenti viari. Una città come Roma, patrimonio dell’umanità, merita forse qualcosa di più di un governicchio che si limita ad indire feste e sagre ogni mese, senza preoccuparsi dei problemi veri e seri della gente comune. Sarà compito, gravoso, della destra e di Alemanno ripagare la fiducia conquistata tra i romani, e magari essere da esempio per altre città, come Firenze, da troppo tempo guidate (male) dal centrosinistra.