maurizio's profileL'onniscientePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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May 13 PostfazioneCarissimi studenti, carissimi discepoli, scrivo queste poche righe come prefazione all'edizione quinta del mio ultimo libro, Svolta comunicativa, un testo ormai storico, che è entrato a pieno titolo nel parterre de rua della sociologia. "Svolta comunicativa" è più di un libro, è un modo di vivere, anzi è uno stile di vita. Non voglio peccare di falsa modestia, ma questo, dopo la Bibbia, è forse il libro più importante che sia mai stato scritto. E da dove nasce l'esigenza di "Svolta Comunicativa"? Da una consapevolezza nata in una sera d'estate. Ero nella mia residenza estiva, un fantastico maniero medievale che domina Cetona, il paese di cui sono re supremo, ed ecco che guardando la mia schiavitù al lavoro nei campi ho notato che spesso tra loro, umili servi, non si capivano...dopo averli fatti frustare, ecco l'intuizione geniale: comunicare è difficle. Maledettamente difficile. Che dico, fottutamente difficile. La gente normale, i plebei, pensano che sia facile comunicare. E invece no!!!! é difficile. Ci vogliono delle guide che imparino alle persone comuni, ai pezzenti come amo chiamarli io, come si comunica. Ed ecco che entro in gioco io, che su questo ho costruito decenni di onorata carriera e cattedre. Per comunicare bene, in questa società del rischio, dobbiamo agire una svolta, una svolta comunicativa, che ci insegni a guardare il mondo con sguardo cosmopolita. Ed è qui che voglio citarvi un episodio: ero al consueto raduno cosmopolita della Scuola di Palo Alto, dove tra travestiti e perizomi discutevamo di mala e bena comunicazione; quand'ecco che mi s'avvicina un giovane dai folti e ricci capelli e dai piccoli occhi da talpa, che mi dice: "Maestro, voi non sapete quanto vi stimo. Seguo la vostra epopea dalla prima edizione delle giornate fiorentine della comunicazione...prendetemi con voi, lavorerò al vostro fianco". Quel giovane goffo e buffo si chiamava Jumell. Lo presi sotto la mia ala protettiva, ed ecco che accanto ai suoi compagni di sociologia, Marco, Silvia e gli altri di cui ignoro il nome, ecco che è fiorito, è diventato sociologo. Tutto questo per dirvi che nella sociologia (o tuttologia come la chiamano alcuni, o nullologia, come la chiamano i miei malvagi nemici no time students) posti di lavoro ce ne sono in abbondanza, insomma ce se magna... qualche nuovo insegnamento ci si può sempre inventare (ho già qualche nuova idea per cattedre da dare ai miei figli e nipoti, tipo sociologia delle masse comunicanti-suona bene eh?-oppure sociologia delle fonti comunicative)...vedete basta usare l'inventiva per cui noi italici siamo famosi nel mondo. Ampliate lo sguardo, basta col silenzio su ciò che ci unisce e col rumore su ciò che ci divide...cambiamo questa società attrvaerso la comunicazione. Ma soprattutto i miei libri, i miei preziossimi libri comprateli, non fotocopiateli. Sennò a me chi mi sfama?
G.B.
May 11 Una splendida giornata...Ieri, giovedì 10 maggio, una giornata memorabile...la gita a Gardaland con i ragazzi dell'università era stata organizzata da tempo...la prima idea una ventina di giorni fa...partita tra mille entusiasmi, abbiamo dovuto assistere a mille defezioni e ringambate, più o meno motivate validamente, ma già sapevamo che sarebbe stato così...cosi, dalla ventina di persone che dovevamo essere, ci siamo trovati in 7: Io, Corra, Ale (un suo amico), l'onnipresente Paulu'u sardu, the Ghilaaa, la Sarina e la Susanna. Il ritrovo era fissato alle 6 e 45 davanti al portone principale dell'Università...dopo una frenetica preparazione di panini al tonno e maionese (con evidenti risultati sulla pulizia della cucina), con lo zaino pieno, sono uscito e mi sono incamminato verso il ritrovo. Ero solo davanti alla deserta università, quando all'orizzonte si profila un ometto vestito da turista tedesco, ma dall'accento inconfondibile: Paolo Secci, detto U'Sardu. Piano piano è incominciata ad arrivà gente, finchè verso le 7 eravamo pronti a partire: io e il sardo con The Ghilaaa, al volante della C3-GhilaMobile, nell'altra c3 Gamba e il resto del gruppetto. Il viaggio di andata è stato tormentato: all'altezza di bologna, abbiamo ammesso a noi stessi che ci eravamo persi. Con l'aiuto di esperti da casa, della mappa abilmente interpretata da Paolino e di un onesto casellante, siamo riusciti a ritrovare la strada maestra, e dopo un viaggio di 3 ore e mezza, lungo ma reso movimentato da chiacchierate e battute, ci siamo ritrovati davanti all'entrata del parco numero uno che dico d'Europa, che dico del Mondo, che dico dell'Universo?Numero uno d'Italia...Gardalandia. Dalle 11 e mezza in poi, orario di timbratura del biglietto, è incominciato un tour de force di 6 ore e mezza...Passando da una giostra all'altra, abbiamo percorso tutto il parco. Iniziando con un semplice "Icarus" (non male, voto 6,5), a cui la spaventatissima Susanna non ha voluto partecipare; nello spettacolare Blue Tornado (voto 9), una specie di montagne russe con al posto delle carrozze dei seggiolini, in cui io e il Gamba abbiamo dato perova di indomito coraggio posizionandosi nella prima fila; provando il noiosissimo Tonga (voto 4) o come diavolo si chiama, un tour a 2 all'ora su delle canoe in mezzo a un'ambientazione africaneggiante; sullo Space vertigo (voto 8), una torre di 40 metri da cui si cadeva in discesa libera, e continunado x le mille attrazioni che il regno di Prezzemolo, despota sanguinario, offriva. il tutto era reso più divertente dalla visione delle foto scattate durante lo svolgimento della giostra (?): cosi in una potevamo ammirare i volto contratti in smorfie di terrore e morte durante la discesa dalla torre (leggendaria la faccia di Corrado con vene gonfiate al massimo), in un altra le gote gonfie di vento di Ale durante le Magic Mountain (voto 8,5), ecc ecc. Insomma, tra attrazioni adrenalitiche e tour rilassanti, le ore sono volate...sotto un sole bruciante abbiamo percorso gli ettari di gardaland...e siamo arrivati alle 6, ora di chiusura del parco...così, dopo gli ultimi tre giri di Blue Tornado, ci siamo incamminati verso l'immenso parcheggio che quello dell'ikea gli fa na sega...stanchi morti, assetati ma felici ci siamo messi in moto...non sapendo quello che ci aspettava...la parte peggiore (o forse la migliore...dipende dai punti di vista...)era dietro l'angolo. Una volta sull'autostrada, dopo un pò che la percorrevamo, ecco che si profila all'orizzonte una fila chilometrica: un camion che trasortava sostanze infiammabili si era per l'appunto infiammato e ardeva sull'autostrada provocando il blocco totale dell'A2, quell'A2 dove eravamo noi...Incolonnati in questa fila interminabile, senza via d'uscita, decidiamo di scendere alle macchine...si profila un botto di tempo da impiegare in qualche modo...iniziamo con qualche chiacchierata, e soprattutto qualche altra decina di foto di gruppo che si vanno ad aggiungere alle centinaia già scattate durante la giornata (memorabile quella in cui molestavamo una dipendente di gardaland vestita da fatina)...ma dopo un pò la voglia di far foto cala...ed ecco che arriva l'idea...improvvisiamo un campo di calcetto sulla corsia d'emergenza, l'unica vuota...un due contro due, con come palla una lattina schiacciata (siam messi bene...): io e Ale contro Gamba e Sara. La partita viene però presto interrotta dal rischio di morire investiti dalle auto della polizia che usavano la corsia d'emergenza per il suo impiego originario. Rimane però un'episodio storico. Finita la partita, inizia una guerra a colpi di susine-capperi rubati in un campo limitrofo all'autostrada (qualcuno ha detto che erano anche commestibili, ma dal sapore non si sarebbe detto) ...esauritasi anche questa, ci rinchiudiamo in macchina a chiacchierare, mentre il sardo girovaga per l'autostrada importunando camionisti e altri loschi figuri...dopo due ore e mezzo, siamo cotti...abbiamo fame, sete e bisogno del bagno...ecco che finalmente la fila si muove...torniamo in macchina...il sardo, dopo aver parlato ininterrottamente per tutta la giornata, si accuccia nel sedile posteriore e s'addorma...io e The Ghila ci addentriamo in una discussione esilarante sulla sociologia e slla nostra università, prendendo per il culo tutti i nostri docenti...la fila sembra muoversi, ma in realtà si procede a passo d'omo. Ogni tanto Paolino si sveglia e partecipa, ma sempre rimanendo in uno stato di torpore. La fila interminabile incomincia a influire pesanetmente sul nostro stato nervoso. incominciamo a dire fesserie, e nell'altra macchina non va meglio: Corrado è in uno stato desolante, appoggiato al finestrino, assetato e assonnato; la Susanna immobile e silente accanto a lui; Ale impegnato nella guida, la Sara invece dà i numeri, gesticolando e facendoci domande assurde e inensate dal finestrino. Ecco che finalemnte superiamo il camion responsabile della fila, o ciò che ne resta, cioè una carcassa bruciata. Superato il blocco, l'autostrada è finalmente libera: la percorriamo a velocità folle, per tornare a firenze a mezzanotte e 45 minuti. La GhilaMobile mi lascia davanti al portone principale della tanto amata e odiata università, là dove 18 ore prima è partito tutto. Stanco morto mi dirigo a casa, per una cena veloce, una doccia e un meritato riposo. Resta il ricordo di una splendida giornata...grazie a tutti quelli che l'hanno resa possibile, tra cui me...alla prossima... May 08 Nessuno tocca Caino...Sento spesso, nelle discussioni da bar della politica italiana, discorsi tipo "mettere una pietra sopra al passato, chiudere con le polemiche sugli anni di piombo, non pensare più al terrorismo brigatista e ai tanti lutti che ha provocato"...A parte che non condivido per nienete questa scuola di pensiero, considerando il fatto che in giro ci sono ancora loschi gruppi che come hobby hanno quello di dedicarsi alla lotta armata e alla rivoluzione proletaria, con un ampio seguito di imbecilli che ad ogni marcia per la pace e roba simile gridano la loro solidarietà al mondo...Ma la situazione che si profila in Italia è molto peggio di questa: si chiede di chiudere col passato, di non alimentare polemiche sterili su un fenomeno ormai remoto, e poi si deride il dolore dei familiari delle vittime di quella pazzia politica. Mi spiego meglio. Perchè in un paese democratico e basato sul diritto come è (o forse sarebbe meglio dire come dovrebbe essere) l'Italia, siamo costretti ad assistere ad un tale scempio della giustizia? Penso che non ci sia un solo ex (ex?) brigatista che abbia scontato interamente gli anni di carcere a cui era stato condannato. Penso che non ci sia un solo brigatista che non abbia beneficiato di indulti, sconti di pena, permessi per buona condotta e le altre perle che il nostro sistema giudiziaario ha partorito. Penso che, in poche parole, non ci sia un solo brigatista che per quel passato che in tanti si affannano a volersi buttare alle spalle, abbia pagato il suo debito con lo stato, con la società e soprattutto con i parenti delle vittime che ha provocato. Sono quasi tutti fuori. Quasi tutti liberi. Quasi tutti a rifarsi in giro verginità politiche, intellettuali, sociali,ecc. Come se il dolore che hanno causato non esistesse. Come a dire ai parenti delle vittime: "vabbè, abbiamo sbagliato, ma non possiamo pagare per errori cosi lontani nel tempo"...come se il dolore e lo strazio che questi rivoluzionari da strapazzo,figli di papà dalle scarpe buone, si lenissero nel tempo, scomparissero come è scomparsa la giustizia che quei farabutti ha condannato. I pochi che sono rimasti in galera, son più liberi che incarcerati: permessi premio, libertà condizionate, libere uscite, manco fossero adolescenti scalmanati condannati dai genitori ad una settimana in casa senza cellulare. Basta prendere l'esempio di Adriano Sofri, meglio San Adriano Sofri, che dall'alto di una condanna per l'omicidio del commissario Calabresi, di una militanza in Lotta Continua col rango di capetto, e Dio solo sa di quante altre infamie, se ne va in giro per il Bel Paese a tenere conferenze sul valore della democrazia, sullo stato dei carcerati, sulla politica italiana, invece di starsene in un silenzio dovuto che in parte potrebbe sembrare rispetto per il dolore causato, se non un minimo di decenza personale. E invece no: questi comunisti riconvertitisi alla democrazia e al senso dello stato come per miracolo, una volta sgattaiolati dalle crepe del nostro sisetma giudiziario, si dedicano anima e corpo alla scrittura di libri, alla partecipazione a dibattiti televisivi (infami chi li invita), o persino a beccarsi i soldi dello stato che tanto odiavano e tanto hanno insanguinato con incarichi da parlamentare o nomine per commissioni statali, come hanno fatto rispettivamente Sergio D'Elia, ex Prima Linea, e Susanna Ronconi, ex brigatista. E a chi ricorda a questi infami il dlore e il sangue che hanno fatto sputare a cittadini onesti in quegli anni bui, rispondono con una bella faccia tosta e una mancanza totale di dignità, che bisogna andare avanti, che anzi lo Stato dovrebbe essere conento di averli di nuovo nelle proprie fila e non contro, che anche i familiari delle vittime...vabbè il dolore e tutto, ma mica ci si può stare a piangere addosso tutta la vita...un pò di ottimismo. Che schifo. E ancora più schifo mi fanno quella razza cosi diffusa di politicanti, giornalisti, magistrati che col loro comportamento riprovevole consentono a questi assassini di fare leggi per noi o di insegnarci cos'è la democrazia. E per i parenti delle vittime, il niente, il silenzio più assoluto. Non li cerca nessuno, loro; non li fa eleggere nessuno, loro. Costretti a vivere il loro dolore, reso più acuto e vivo che mai da questo scempio, nel silenzio e nell'indifferenza generale, mentre radicali e anti forcaioli organizzano marce qua e la per l'ex brigatista di turno. E mentre tanti altri assassini politici, come Cesare Battisti, vivono tranqullamente, senza aver dovuto mai chiedere perdono o scusa, liberi, in stati canaglia, come la Francia, che li proteggono dalla giustizia-non giustizia italiana.
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