maurizio's profileL'onniscientePhotosBlogListsMore Tools Help

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    April 28

    Il re del niente

    "Ci sono, certe volte che
    Lo sai vorrei essere un re perché
    Sentirmi il primo in qualche cosa anch’io
    Ma il re del niente sono io
    E se va bene ecco, sono qui
    Non ci son trucchi ma l’inganno si
    Sono le parole che m’ invento
    Che sono come foglie al vento

    Splendido niente di un uomo che cammina
    Un uomo in mezzo alla gente
    Seguendo l’onda in questo mare di giorni
    Che ancora non mi affonda
    Io che voglio e vivo una vita normale
    Che me ne accorgo cercando qualcosa di speciale
    Io che non esisto ma che non voglio morire
    Sono il re del niente statemi a sentire

    Capita a volte che la tristezza
    Mi sfiori appena con la sua carezza
    Ma in quel piacere dispiacere
    Sai ho imparato anch’io a godere

    Splendido niente di un uomo che cammina
    Un uomo in mezzo alla gente
    Seguendo l’onda in questo mare di giorni
    Che ancora non mi affonda
    Io che voglio e vivo una vita normale
    Che me ne accorgo cercando qualcosa di speciale
    Io che non esisto ma che non voglio morire
    Sono il re del niente statemi a sentire

    Sono il re del niente, vivo tra la gente ma non conto niente, sono il re del niente
    Sono il re del niente, vivo tra la gente ma non conto niente, sono il re del niente
    Sono il re del niente, vivo tra la gente ma non conto niente, sono il re del niente"
     
    Gianluca Grignani

    April 17

    L'Italia a destra

    Le elezioni sono finite e, come era prevedibile, ha vinto di nuovo Berlusconi e la sua destra tele-popolare. Walter-Ego Veltroni, l’uomo dei “ma-anche” per far contenti tutti, non ce l’ha fatta. Troppo pesante l’eredità dei due anni di penoso governo Prodi, nonostante abbia cercato furbescamente di liberarsene, mollando a piedi l’estrema sinistra e decidendo di correre da solo. Veltroni ha fatto il possibile, ha recuperato terreno da un mostro delle competizioni elettorali qual è il Cavaliere, che viene puntualmente preso in giro quando in campagna elettorale snocciola dati che lo danno in vantaggio siderale, per poi essere confermato, alla faccia di tutti, dalla realtà dei fatti. Il Centrodestra ha fatto il pieno, perché di questo si tratta, nonostante dal loft del Pd si corra ai ripari rifugiandosi dietro al buon risultato che questo nuovo (?) partito catto-comunista ha raccolto in queste ultime elezioni, e vaneggiando di una possibile difficoltà di Berlusconi nel governare 5 anni con un alleato forte e scomodo come la Lega Nord, diventata da un giorno all’altro terzo partito d’Italia. Sono molto scettico sulle speranze di Veltroni e company, in quanto credo che il Cavaliere non avrà alcuna difficoltà nel governare il lustro che gli spetta. Dico questo a partire dalla forte somiglianza che, credo, sussista tra l’elettorato del Pdl e quello della Lega: due elettorati legati da tantissimi temi comuni, dall’odio per le tasse alla preoccupazione per l’immigrazione, per cui credo che, specularmente, non ci saranno contrasti forti e insuperabili nella nuova maggioranza. Queste elezioni segnano alcune novità davvero importanti, alcune delle quali assolutamente inaspettate, sulle quali credo valga la pena spendere due parole. Partiamo dal dato più significativo: la semplificazione del quadro politico-partitico, una novità che dovrebbe essere salutata positivamente da tutto il Paese. Finalmente non saremo più costretti all’odioso e pedante teatrino della politica all’italiana, frammentata e spezzettata in tanti partitini, ognuno dei quali reclama le proprie poltrone e i propri quattrini. Delle 15 compagini che si erano presentate, dalla cannibalizzazione elettorale della coppia Pd-Pdl si salvano solo in 4, ossia Udc, Lega, Italia dei Valori e Mpa, tre delle quali presentatesi in ticket con i fratelli maggiori. Cosa c’è stato di diverso dalle elezioni precedenti? Sostanzialmente questo: il bipolarismo italiano, che molti credevano sussistere già da qualche anno, si è invece pienamente realizzato solo adesso. Per la prima volta si sono fronteggiati sulla scena elettorale due grandi partiti, uno conservatore e uno riformista, capeggiati da due figure carismatiche, appunto Berlusconi e Veltroni, che hanno, in pratica, cannibalizzato, con il loro appello al voto utile, i voti delle due ali estreme, inglobando l’elettorato di destra e di sinistra. Nella conquista del centro, invece, ha prevalso il Pdl, che è risultato più credibile e moderato del Pd, lasciando al povero Casini solo le briciole (ma lo considero già un miracolato per essere riuscito ad entrare in Parlamento, aggiungo purtroppo, dato che avrei desiderato ardentemente la scomparsa della post-democrazia cristiana alla“valori e puttane”). Altri due elementi storici, e strettamente legati fra loro, sono la scomparsa della sinistra radicale e l’incredibile crescita della Lega Nord. Non posso che salutare con estremo piacere la defenestrazione dal Parlamento di quel pastrocchio antiamericano, antisemita (ma non anticlericale, dato che anche i comunisti stanno attenti a non pestare le babbucce del Papa) chiamato Sinistra Arcobaleno, che riuniva no-global, (ex) comunisti e verdi. Il suo elettorato si è in larga parte convertito a Veltroni, in nome dell’appello al voto antiberlusconiano, e quel che restava è finito nelle mani della Lega. Penso che questo sia un elemento di grande interesse: il voto di tanti operai, elettorato simbolo delle sinistre, è passato ad un partito che in tanti bollano come xenofobo, razzista, grezzo e populista, ma che in realtà è l’unico in Italia a dare risposte concrete ai problemi più sentiti e a non usare il politichese quando si esprime attraverso i suoi esponenti. Penso che la sinistra, non solo l’estrema, ma anche il Pd, debba avviare un processo di autocritica e di riflessione sulle ragioni di questa debacle. Dalla fine del Pci in poi, almeno per me, la sinistra ha sostanzialmente perso di vista quali sono i bisogni e gli interessi del proprio elettorato; continua a impelagarsi nell’antiberlusconismo, che lungi dal portare a qualche buon risultato non fa altro che rafforzare il Cavaliere, e si prodiga in un insopportabile stile politicamente corretto, che si tramuta in una sostanziale “cultura della tolleranza e dei diritti per tutti” e in un buonismo politico, rivoltante per chi poi deve pagarne le conseguenze. Faccio un esempio per rendere chiaro il tutto: quando la Sinistra Arcobaleno decide di candidare nelle sue liste un’esponente del popolo Rom, dimostra, oltre ad una evidente ed autolesionistica imbecillità politica, anche una sostanziale incapacità di comprendere i bisogni del ceto basso che si vanta di saper e poter rappresentare. I campi nomadi in tante città rappresentano non tanto una preziosa realtà culturale (ma di quale realtà culturale state parlando?) da proteggere e rappresentare, quanto un focolaio di insicurezza e criminalità, da controllare, se non addirittura da eliminare. Risulta chiaro che, al momento del voto, l’operaio che vive a contatto con queste disagiate realtà non premierà tanto il partitino degli intellettualoidi con il kefiah al collo e il conto in banca in attivo, quanto un partito, come la Lega, realmente vicino e rappresentante dei propri interessi. Allo stesso modo, credo che anche il Pd stia sbagliando il modo in cui affronta questa sconfitta: in giro sento i soliti discorsi che sentivo negli anni passati, ovvero che gli italiani sono sostanzialmente un popolo di coglioni drogati dalle televisioni berlusconiane, che non capiscono niente di politica e che non riescono a comprendere la pericolosità del Berlusconi despota. In questo tipo di atteggiamento è presente non solo quell’antiberlusconismo di cui parlavo, così letale per la sinistra italiana, ma anche una cultura della superiorità morale-culturale-politica che ha sempre caratterizzato questo schieramento. Più che continuare in questa eterna e in parte infondata autoglorificazione, che poi alla fine non ha mai portato a nulla di buono (e lo dimostrano gli anni di effettivo governo del centrosinistra), credo che si dovrebbe riflettere di più sul perché l’intera Italia, dal nord al sud, dall’operaio all’imprenditore, si è ancora una volta, e ancora di più che in passato, affidata a Berlusconi e a Bossi. Credo che ci sia qualcosa di molto più profondo della presunta coglioneria del Bel Paese, un paese che, forse, più che alle tante parole e ideali, incomincia a preferire chi è, o almeno si mostra, vicino ai bisogni della gente comune. Per quanto mi riguarda, aspetto ancora il giorno in cui anche in Italia sarà presente una destra vera e seria, non venata da populismo e spettacolarizzazione, libera da Berlusconi e dalla sua cricca televisiva, ma finalmente responsabile e decisa nella sua azione di governo. In questa speranzosa attesa, nel frattempo, preferisco scrivere sulla scheda elettorale, come infatti ho scelto di fare, un bel “Ritiratevi buffoni”.