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    December 04

    Vita

    "La vita non è forse una serie di compiti, che svolgiamo tutti i giorni? Non è forse un continuo e ripetitivo lavoro? Niente di tutto ciò che ci vede impegnati è spontaneo, nasce tutto da bisogni, schemi e congetture mentali, abitudini e consuetudini sociali, ordini, richieste di piaceri e di favori, necessità di vario tipo. Siamo come automi, ognuno al suo posto, tutti insieme ad una gigantesca e ridicola catena di montaggio, alienante quanto quella di una fabbrica di bulloni. Ogni giorno ci alziamo, facciamo colazione, ci laviamo, ci prepariamo, e ci trasformiamo in automi. Pensaci: tutto quello che fai, non ti viene forse da qualcuno che ti ha chiesto di farlo? O da tue necessità, fisiche o psicologiche? Rifletti: c’è qualcosa di spontaneo in quello che fai ogni giorno? C’è qualcosa che davvero nasce, come l’erba dal letame, da qualcosa di tuo, di profondamente tuo? Qualcosa di cui puoi rivendicare completamente, totalmente, la paternità? Qualcosa che non sia già stato fatto, detto, pensato, interpretato, da altri prima di te? Se ci pensi, scoprirai che non c’è. L’uomo al suo stato naturale, al suo stato primigenio, non c’è più. Dov’è quell’istinto che, insieme all’intelligenza, ci ha permesso di elevarci al di sopra delle altre creature della terra? Ci è rimasta solo l’intelligenza, abbiamo perso la forza dell’istinto. Abbiamo perso la nostra spontaneità di animali, nel senso più alto del termine “animale”. Richiama qualcosa di animato, che ha un’anima. E’ questo che ci distingue dai sassi, dalle piante, dal ferro. Abbiamo un’anima. Ma animali non sono forse anche i cani, le foche, i pesci, gli scorpioni? Non si chiamano anche loro “animali”? Siamo nella stessa grande famiglia, checchè ne dicano moralisti e cleri di vario genere. Allora, forse, è il caso che tu ti domandi: l’anima non è forse solo questo? Non è forse l’istinto? Non è forse la pulsione interiore, lo slancio dei sentimenti, il fare qualcosa perché ti va di farla? Non è forse la semplicità dell’essere come si è, senza trucchi, senza schermi? Non è forse quel bagliore impercettibile nel cuore, quella scintilla che scatta, a volte senza che possiamo controllarla? Non torniamo forse a essere più autentici quando baciamo una persona che non doveva essere baciata? Quando tiriamo un pugno a chi ci ha fatto un torto, godiamo in un amplesso, piangiamo per la morte di un animale caro a noi, uomo o cane che sia? E’ questo il senso di essere viventi, il più grande dono che Dio, o la natura, o chi per loro, ci ha fatto. La possibilità di muoverci, non solo come corpi, ma anche e soprattutto come intelletto, come pensiero, come desideri e realizzazione di essi? Abbiamo smarrito il senso più semplice di essere umani, lo stato base. Viviamo per e delle apparenze, per soldi, ricchezza, status sociale. Siamo imbavagliati, stretti, imprigionati nelle consuetudini e nei ruoli che noi stessi ci affibbiamo a vicenda, stravolti e falsati da immagini di noi che non ci corrispondono, che servono solo a proteggerci e a farci accettare. Se solo si potesse tornare a vivere come un tempo. Nudi, non solo fuori, ma specialmente dentro. Spogliati di tutto, credenze, vere o false che siano, usi e costumi, briglie alla nostra irrinunciabile naturalezza di essere umano. Essere umano: questa volta non una definizione di noi stessi, ma un consiglio. Un ordine disperato."