maurizio's profileL'onniscientePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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December 30 L'esecuzione di SaddamPremetto che sono da sempre contrario alla pena di morte. Qualunque delitto abbia commesso, di qualunque infamia si sia macchiato, penso che mettere a morte un uomo sia profondamente ingiusto, sia un'offesa alla vita, sia un diritto che nessun essere umano, nemmeno il più santo o il più buono, si possa arrogare, per il semplice fatto che siamo tutti uguali e che quindi nessuno possa definirsi essere superiore tale da condannare un suo pari al termine della propria esistenza.
Sono contrario alla pena di morte, sia essa applicata in Cina, in America, a Cuba, in Iran, o dovunque essa sia prevista. Sono contrario alla pena di morte, anche per chi si sia macchiato di crimini contro l'umanità, si chiami egli Adolf Hitler, Benito Mussolini, Josef Stalin, Fidel Castro, Saddam Hussein. Ecco, appunto, Saddam: la sua fine anticipata era nell'aria dal momento in cui venne stanato dal suo covo nel terreno e imprigionato. Questa sensazione si è consolidata col passare dei mesi e lo svolgersi dei processi a suo carico. La giustizia nei Paesi Musulmani non è così clemente come la conosciamo noi italiani: là non ci sono ricorsi, processi d'appello, sconti di pena, patteggiamenti. E così me lo aspettavo, e probabilemente se lo aspettava anche lui, Saddam: sapeva bene che gli rimaneva poco da vivere. Con la conferma della condanna a morte da parte del Tribunale di Baghdad, questa sensazione si è trasformata in certezza. Nonostante questo, quando stamattina ho appreso dell'esecuzione avvenuta, ho provato una sensazione di disagio e di tristezza, la sensazione che si prova quando si capisce che è stata buttata via un'occasione. Questo sensazione di disagio, di tristezza, è cresciuta quando ho visto scorrere sul televisore le immagini immediatamente precedenti all'impiccagione: Saddam, scortato dai quattro boia incappucciati, che sale lentamente sulla forca, uno dei quattro che gli infila la testa in quel cappio sproporzionatamente grande, la bocca di Saddam che si muove per pronunciare le ultime parole della sua vita. Insieme a questa brutta sensazione, si è mischiata una profonda pena, una grande pietà per quell'uomo che con dignità si preparava a morire: una pena che mi è nata dentro nel vedere l'espressione disegnata sul volto del tiranno. Un'espressione di smarrimento, di ansia, e anche, quasi impercettibile ma presente, di Paura. La paura che suppongo si provi quando sai che la tua vita durerà ancora qualche secondo. Mi ha fatto davvero pena Saddam; per cinque buoni minuti mi sono dimenticato del dittatore sanguinario che ha provocato la morte di migliaia di curdi, sciiti, dissidenti, gasati o fucilati, torturati o seviziati, del tiranno che ha provocato due guerre (all'Iran e al Kuwait) costate più di un milione di morti. Ho solo visto un uomo, in tutta la sua debolezza e fragilità, avvicinarsi con dignità a quel brutto momento che per lui è stato ingiustamente anticipato. Ingiustamente, si. Checchè ne dica George W. Bush, che dal suo Ranch in Texas, bello abbronzato e riposato, spendeva inutili e vuote parole sulla bontà dell'esecuzione, sui vantaggi che essa porterà all'Iraq e al Mondo, su "giustizia-è-stata-fatta". No, penso che la Morte non porti mai vantaggi, non risarcisca le pene delle persone colpite, non risolva i porblemi. Come minimo, quest'esecuzione lascerà tutti indifferenti. Come massimo, inasprirà la già cruenta guerra civile che insanguina il Paese, e peggiorerà la situazione del Medio Oriente, facendo di Saddam l'ennesimo martire pretestuoso di quell'Islam che si sente sempre minacciato e perseguitato dal "Grande Satana", l'Occidente. Vivi la vitaLa vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, combattila.
La vita è un'avventura, corrila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Madre Teresa di Calcutta December 14 Contestazione sbagliata per un progetto sbagliatoLa notizia è di pochi giorni fa: davanti al cancello principale del cantiere per la costruzione del nuovo Centro Culturale Islamico, progettato a Colle Val D'Elsa, è stata rinvenuta la testa di un maiale. La protesta, decisamente cruda e comunque irrispettosa verso un credo religioso (cosa sempre sbagliata), dato che il maiale viene considerato dall' Islam un animale impuro, è solo l'ultima di una lunga serie di iniziative volte a contrastare, in maniera civile o meno, il contestato progetto, tra cui ricordiamo i sit-in organizzati dalla Lega Nord, l'abbattimento anonimo di alcuni paletti di demarcazione della zona, la richiesta reiterata di un referendum da proporre alla cittadinanza di Colle Val d'Elsa sulla questione. Ora, trovo che l'idea di fondo sia profondamente sbagliata. Come alcuni di voi sanno, non sono tenero con l'Islam, tantomeno con le sue espressioni italiane, protagoniste di atti di prepotenza nei confronti del Paese che li ha accolti, appunto l'Italia; questo progetto è uno dei tanti esempi di questa prepotenza: il Comune, a guida diessina, della cittadina senese, ha stipulato un accordo con una sedicente "Comunità di musulmani di Siena e provincia" per la costruzione un centro culturale islamico con una superficie di 3.200 metri quadrati, coperta per un'area di 576 metri quadrati, comprensiva della moschea con cupola e minareto stilizzati in cristallo. La mastodontica costruzione, che potrebbe contenere almeno un migliaio di persone (a fronte, ricordiamolo, di una popolazione di musulmani praticanti pari a poche decine), è stata naturalmente finanziata con soldi pubblici, senza che la popolazione interessata, cioè i contribuenti colligiani, sia stata interpellata sull'argomento. E' questa l'ennesima calata di braghe della politica italiana in nome dell'"islamicamente corretto", un altro tassello di un mosaico suicida che oramai, al pari di altri Paesi europei (messi peggio di noi), l'Italia sta costruendo. Non riusciamo a dire no, per convenienza politica, ma soprattutto per PAURA, alle sfrontate e arroganti richieste che ci arrivano dai musulmani; non riusciamo a dire no a imposizioni contrarie alla nostra cultura millenaria, a dire no a iniziative che ci umiliano continuamente come cittadini e come italiani. Ditemi, che bisogno c'era di una moschea mastodontica, con minareto di venti metri, in una delle zone più belle della Toscana? Che bisogno c'era dell'ennesimo luogo di culto islamico nel nostro paese, quando nella zona i potenziali frequentatori dello stesso sono pochissimi? Perchè il Comune è passato sopra, senza minimamente considerarle, alle proteste vive e giuste della cittadinanza, impaurita e assolutamente contraria, almeno nella sua maggioranza, a questa grossa prepotenza? E' assolutamente un progetto fuori da ogni logica; il sindaco e la sua giunta, nel solco della tradizionale cultura filoislamica propria della sinistra italiana, hanno parlato di un'opera che spinge verso il multiculturalismo, che aiuta il dialogo, che arricchisce la cultura di tutta la zona: no!!Per favore risparmiateci la solita manfrina del multiculturalsmo, la solita minestra riscaldata del dialogo. Dite piuttosto, cari sindaco e cara giunta, che agite squisitamente per motivi politici, per ingraziarvi una fetta della popolazione italiana che ogni anno cresce il doppio di noi. E dite che agite anche per paura: la paura di passare da fascista, da razzista, da antiislamico, da guerrafondaio, se si prova a rispondere picche a chi ci sta rubando il nostro Paese, la nostra cultura, le nostre tradizioni e (perchè no) il nostro laicismo. Voglio fra l'altro ricordare che la gestione di questo ennesimo avamposto dell'invasione musulmana, verrà affidata a un personaggio, l'imam Feras Jabareen, legato all'Ucoii, Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, affiliata all'organizzazione integralista egiziana dei Fratelli Musulmani, e che si è contraddistinta in negativo per, tra l'altro, aver equiparato le operazioni di guerra israeliane agli eccidi nazisti, aver proposto la legalizzazione della poligamia in Italia, per non aver mai espresso una condanna credibile del terrorismo islamico. Inoltre, ricordiamo che le preocuupazioni dei colligiani non sono infondate: le zone dove vengono erette moschee diventano ben presto zone degradate, con un alto tasso di immigrati clandestini, violenze e reati. Mi auguro quindi che, in un improvviso ma temo impossibile slancio democratico, il signor sindaco lasci decidere ai suoi concittadini se questa moschea sia giusta o no. December 13 Sull'abortoSo che sto toccando un tema molto delicato, forse uno dei più delicati che esistano...L'ispirazione mi è venuta sull'autobus: stavo tornando a casa dal centro quando, entrando in un sottopassaggio, dal finestrino del 23 ho letto su un muro una frase scritta a caratteri cubitali con la bomboletta spray: "L'ABORTO PROCURATO E' UN CRIMINE". Questa frase mi ha colpito molto, si è impressa nella mia mente, e tornando a casa ci ho pensato parecchio. All'incirca due settimane dopo, sullo stesso autobus sono passato davanti allo stesso muro. La scritta era stata cancellata, sempre con lo spray, da qualcuno che probabilmente non era d'accordo, e accanto aveva scritto un'altra frase: "L'ABORTO E' UN DIRITTO, LA GUERRA E' UN CRIMINE", cioè una sorta di risposta al precedente messaggio. La verità in questo caso sta da una parte sola: ha ragione il primo grido. Penso che l'aborto non sia solo un crimine, ma forse il peggior crimine di cui la bestia umana si possa macchiare. Che sia legalizzato o clandestino, lo considero la forma di omicidio più ingiusta e cattiva che ci possa essere; si, ho detto omicidio, perchè di questo si tratta, checchè ne dicano radicali, progressisti e femministe varie. Un'omicidio, ingiusto in quanto tale, che viene reso ancora più ingiusto dall'alone di legalità e di civiltà che si vuole a tutti i costi imprimere all'argomento: un'omicidio legalizzato, cioè quella che è la condanna a morte in vigore in molti paesi. considero la vita sacra in ogni sua stagione e in ogni suo aspetto, e ritengo che un embrione dal momento del concepimento sia già vita, certo vita potenziale, ma già vita. Non è un discorso clericale, o dettato dalla fede, o da precetti morali o dogmi. E' un discorso basato sulla ragione: io che scrivo, voi pochi che state leggendo, ogni singolo uomo o donna, prima di essere ciò che è oggi, è stata quella minuscola cellula, poi minuscolo feto, poi bambino. Nessuno è nato già neonato (scusate il gioco di parole), nostra madre ci ha portato tutti in pancia per nove mesi di seguito,e questo nessuno scienziato può negarlo o contrastarlo. Chi può sostenere con certezza che a 2 o a 3 mesi quel minuscolo concentrato di cellule non è vivo? Cos'è allora che lo spinge ad andare avanti nella crescita, a a trasformarsi piano piano da minuscolo concentrato di cellule a un essere vagamente antropomorfo, da essere vagamente antropomorfo a feto, da feto a bambino? Non possiamo noi decidere a nostro piacimento e per nostra comodità che a tre mesi quella non è una potenziale Persona. Non possiamo quindi decidere di fermarne la crescita, cioè uccidere, senza che ne portiamo il peso della responsabilità. Pensiamo sempre al diritto della donna, cioè della possibile mamma, quando decidiamo di interrompere una gravidanza: pensiamo alla responsabilità che questo bambino porta con sè, al diritto di poter continuare a vivere senza il peso di un figlio, al diritto di non voler diventare mamme a 18, o 20, o 24 anni. Tutti diritti giustificabili, ma che in contrapposizione col Diritto per eccellenza, il diritto più importante e fondamentale, spariscono: il Diritto alla Vita. Nessuno può cancellare questo diritto, innato in ogni persona, senza doverne pagare le conseguenze: non a caso gli assassini vengono puniti col carcere. Nel caso dell'aborto, non c'è differenza, è una cancellazione di questo Diritto. Anzi, la differenza c'è, e anche grossa: a morire, a soccombere di fronte a ciò che viene chiamato progresso, a ciò che viene spacciato per atto di civiltà, è un Innocente, una Persona che non si è mai macchiata di alcun male. Se i condannati a morte americani, cinesi, iraniani, ecc hanno diritto a una difesa, obbligatoria per legge in ogni processo, in queste condanne a morte l'imputato (cioè il bambino) non ha nessun diritto, nessuna difesa, non può gridare la sua voglia di vivere, la sua contrarietà all'essere messo a morte. Ecco perchè penso che l'aborto sia il peggiore dei crimini, l'omicidio di un figlio da parte della propria madre, la negazione stessa del diritto alla vita che viene così spesso strumentalmente usato come arma politica. Ecco perchè ogni volta che vengo a conoscenza di un aborto, mi vergogno di essere umano. |
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