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    November 18

    Pagelle M&G- Studenti

    Dopo il successo (solo presunto) delle pagelle ai corsi, ecco appena fatte le pagelle agli studenti. I voti sono andati a coloro che, nel bene o nel male, hanno caratterizzato questi nostri anni di studio. Il metodo è sempre il solito, sempre più collaudato, lo Ziliani.
     
     

    Tatulli Roberto - 6

     

    Si guadagna una postazione di riguardo nel Pantheon di Media e Giornalismo (per quello del Pd dovrà invece aspettare ancora un po’), il non più giovane burocrate già del Messina Calcio. Un ometto che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (è pieno di suoi sosia a giro per il mondo) e un ancor più numerosa lista di soprannomi. “Ratatulli”, “NGB”, “Matulli”, “Rasta”, “Cioni Mario” “Robbè”, “Nerds-Emo”, fino al di Caldana conio “Tanturli” (gridato insieme all’impropero “Uomosessuale” dallo stesso Caldana un memorabile giorno in facoltà) sono solo alcuni dei suggestivi soprannomi che Tatulli (o Tatullenin, come malignamente lo chiamano i suoi avversari politici a cause delle sue staliniane simpatie) si è guadagnato in questi 3 anni. Una storia esemplare e particolare, quella del nostro eroe: partito dall’agro messinese verso il ricco e produttivo Nord Italia in cerca di fortune e lavoro, il nostro si avviò sulla sfortunata carriera di grafico pubblicitario al tristemente famoso Istituto d’Arte di Firenze, mefitica e plumbea struttura che vide ospite anche il sottoscritto per 5 lunghi anni. Compreso che il mondo dell’arte non era il suo ambiente, Tatulli si avviò, nevvero, in un nuovo habitat, quello del Giornalismo. Ignaro dei perigli che lo attendevano, Tatulli iniziò questa nuova avventura con spirito d’iniziativa e simpatia. Come non ricordare quel giovane, un po’ stempiato certo, ma giovane pingue e sorridente, che miagolava ad ogni ragazza che vedeva passare, nel non riuscito tentativo di sedurla? Col tempo, e con la triste scoperta delle nefandezze di MeG, Tatulli si rabbuiò, trasformandosi infine in un burocrate di partito, amante delle ciabatte pelose da ozio e di Passaparola, ed odiante di tutto ciò che è “ggiovane” e vivo. Il triste epilogo della sua vicenda umana: il matrimonio con la figlia del Megadirettoregalattico, Eleonora, e il fantozziano impiego da redattore in un giornale. A noi piace però ricordarlo, in una fredda e gioiosa notte di Capodanno, ubriaco e ridente, con il capo infilato in una scatola da pandoro vuota, lanciare improperi contro il malgoverno e le donne.

     

    SMARRITO

     

     

    Il Genovese - 4

     

    Eccolo qua, il belin che viene da lontano. Sguardo a tratti spento, a tratti psicolabile, ciuffo all’Emanuele Filiberto di Savoia, parlata incomprensibile, abbigliamento come minimo discutibile, ed infine la consueta caratteristica di tutti i genovesi: la tirchioneria, come dimostra il gonfio portafogli che il ragazzo mette bene in mostra sulla chiappa destra, dislivello che gli ha fra l’altro causato una sciatica acuta. E’ questo l’impresentabile biglietto da visita del nostro caro amico, di cui si conosce solo il nome di battaglia, appunto “Il Genovese”. Dopo una vita passata per mare, tra tempeste ed oceani, il nostro eroe sbarcò, in un tempo imprecisato, al corso di studi in Media e Giornalismo. Leggende girano intorno alla sua storia e alla sua età: c’è chi dice di averlo visto qua a Firenze dal tempo dei Medici, chi di averlo adocchiato in prossimità del Risorgimento. Quel che è certo è che, se è sempre presente a lezione, non lo è mai agli appelli degli esami. O meglio, ad uno sì, memorabile. Lo ricordo ancora, perché ebbi la fortuna di assistervi. Il nostro si presentò davanti alla professoressa Solito, ammettendo candidamente di aver, senza remore o sensi di colpa, completamente tralasciato il libro dei saggi di sociologia della comunicazione pubblica. Lo disse col sorriso sulle labbra, quel sorriso un po’ ebete che abbiamo imparato ad amare, ma questo non bastò a salvarlo dalla sua fine. La partenopea docente lo cacciò via, e c’è chi dice di vederlo ancora oggi aggirarsi per il D5 in cerca di pace. Che possa trovarla.

     

    LEGGENDA

     

    Satana – 7,5

     

    Un soprannome inquietante e mefisto per il trinariciuto e goffo ex meccanico calabrese, dalla folta e riccioluta chioma e dalla passione smodata per tutto ciò che è metal (ma non per il nichel). Il soprannome gli venne affibbiato da Gambacciani in persona, in seguito ad una singolare circostanza: secondo il giovane playboy, il nostro uomo si sarebbe presentato alla lezione inaugurale dei laboratori di public speaking, con la gioiosa e simpatica dichiarazione “Io sono Satana!”, dichiarazione che ha contribuito senza dubbio a peggiorare la sua già corvina fama. Non sappiamo quanto di vero e quanto di leggendario ci sia in tutto ciò. Rimane però la grandiosità del personaggio, presentatosi spesso a lezione con una tuta lezza e oleosa che portava sulla schiena l’effige “Officina fratelli Castracane- Gioia Tauro”. Amante degli angoli bui del D4, non è raro poterlo osservare con tutti i suoi diabolici ornamenti: una lunga coda rossa, piccole corna sul cranio, e la tessera del Pdci. C’è da rabbrividire.

     

    MINACCIA

     

    Lo Hobbit – 6

     

    In tale fauna umana, non poteva nevvero mancare un esponente dei mezz’uomini. Direttamente dalla Contea, ecco lo Hobbit! Si ingnora il suo nome (presumibilmente Gangee o Brandibuck), ma si conosce la sua storia. Nato ad Hobbiville, capitale della Contea, ha frequentato il liceo classico “Bilbo Baggins” nella sua città, per poi trasferirsi in cerca di fortuna a Gondor. Spaventato dalla minaccia di Sauron, il nostro piccolo amico ha raggiunto finalmente la nostra città di Uomini. All’aspetto si presenta piacevole, appunto un incrocio tra un hobbit e un Furby (quei piccoli pupazzetti mi hanno sempre fatto paura), una folta e selvaggia chioma, e l’assenza del collo. Silenzioso come tutti gli esponenti della sua specie, lo ricordiamo soprattutto per la tenerezza dello sguardo. Memorabile l’incontro-scontro con Del Panta, che ebbe il coraggio di chiedergli in prestito la tessera della mensa, per poi scoppiargli a ridere in faccia una volta vista la foto (posso confermare che era decisamente comica). Il Del Panta accampò fragili scuse per la sua sguaiata risata, precisamente la frase “Che sciarpa buffa!”, ma da allora il nostro non è stato più lo stesso, e se ne è tornato mestamente nella sua amata Contea, dove passa il tempo tra coltivazioni di erba pipa  e balli al vecchio mulino.

     

    FIABESCO

     

    Varenne – 3,5

     

    Eh si, avete già capito di chi stiamo parlando, la centaura (o centauressa?) più famosa del giornalismo. Merita sicuramente una citazione in giudizio, l’equinoide pulzella dal forte e marcato (e quindi sguaiato) accento fiorentino, con cui a tratti si esibisce in nitriti degni del miglior Palio di Siena. Caratteristiche fisiche sicuramente fuori dalla norma, tra cui ricordiamo la lunga criniera (ehm chioma) nera, la dentatura tipica del purosangue arabo, la forte e guizzante muscolatura, che tiene costantemente in allenamento con un quotidiano galoppo a ostacoli nei cantieri della tramvia, Varenne è nevvero conosciuta ancora di più per il suo carattere e la sua dedizione al lecchinaggio (abitudine, questa, che condivide con non pochi membri di M&G). Facente parte del complesso delle tre, o cinque, grazie, insieme al “Topolino di Biancaneve”, alla “Segretaria Miope”, a “Checcazzovoi” e a “Paperino”, di cui forse avremo modo di parlare più avanti, la giunonica ragazza (ma c’è chi dice che tenga in serbo il classico “sorpresone”…) non perde occasione per titillare l’ego e la simpatia del professorone di turno, con frequenti interventi in vernacolo fiorentino, ma ancora maggiormente con il classico movimento della testa, in coordinazione con gli altri membri del gruppetto, come a dire “sisi, so di cosa sta parlando, caro prof, e sono d’accordo”.

    Da ricordare il pettegolezzo che la vuole protagonista di un’avventura a luci rosse con un docente dal parigino cognome, e soprattutto il suo passato darkettone: eh si, ecco un gustoso dettaglio che il vostro vi svela. Avendo preso per lunghi 5 anni il fatidico autobus 23, frequentanto anche dalla nostra eroina, posso confermare che l’aspetto da scolaretta ingenua che esibisce è decisamente recente. Ricordo di averla ammirata in plumbei e satanici vestiari, come collari punzonanti, bracciali in lattice e trucco alla Marylin (Manson, si intende) e ancor più di averla dovuta sentire esibirsi in alcuni confusi e ridicoli discorsi sulla supremazia del proletariato e sulla crisi della borghesia. Si è forse politicamente ravveduta? Vedremo

     

    FORZA DELLA NATURA

     

    Gazzetta – 4

     

    In ogni classe che si rispetti ci sono sempre uno o due elementi strani, asociali e senza amici, gli anelli deboli della catena, i primi ad essere mangiati dal pescecane bullo di turno, ad essere messi sotto, perseguitati, presi in giro, feriti dai compagni nel corpo e nello spirito: i cosiddetti “Nerds”. Ebbene, quando hanno fortuna possono sperare di trovare compagni simili nella sventura, altri omuncoli con cui disquisire di computer, lenti per occhiali e gli altri esilaranti argomenti che tanto amano. Quando sono in gruppo, i Nerds difficilmente vengono attaccati da “quelli ggiusti”: il problema è quando il Nerd, già disorientato ed impaurito da tutte quelle ragazze così carine, si trova da solo ad affrontare tali perigli. E’ questo il caso di “Gazzetta”, esponente di spicco della casta, tutto sport e calvizie. I primi avvistamenti di tale individuo, che si presenta sgradevole alla vista e all’olfatto (memorabile il grosso giacchetto rosso da sciatore che il nostro eroe sfoggia da ottobre a maggio) risalgono all’ultimo anno, quando cominciò a prendere posto nelle ultime file delle aule e a seguire le lezioni dei nostri corsi. Non lo notammo subito, il Nerd ha di per sé il dono dell’invisibilità; cominciammo a prendere consapevolezza della sua esistenza in un’occasione precisa: eravamo, come al solito, fuori dall’aula in gruppo, precisamente a forma di cerchio, a chiacchierare, sparare cazzate e ridere sguaiatamente, quando ci accorgemmo di tale essere che ci osservava da dietro una colonna, con un mezzo sorriso sul pingue volto. Era chiaro che bramava unirsi alla comitiva (mica è cosi facile, devi essere figo tanto così per farne parte) e ridere con noi. Noi, da parte nostra, lo ignorammo, nonostante il suo goffo tentativo di avvicinarsi, ma quando ad una mia esilarante battuta il nostro scoppiò a ridere insieme a noi, ecco che non potemmo più far finta che non esistesse: sorpresi dalla gaia e scintillante risata, ci girammo tutti verso di lui, e lo osservammo. Il sorriso gli morì sul volto, e si ritirò velocemente nell’ombra della balaustra. Dopo questo episodio, ci accorgemmo appunto che esisteva anche lui, e soprattutto ci accorgemmo di simpatici gadget che il nostro sfoggiava: una “Gazzetta dello Sport” dell’A.D. 1995 (da qui il nome) che il Nerd faceva finta di leggere quando non aveva nulla da fare, e un simpatico diario degli Sharks (quelli di “Quattro pinne all’orizzonteeee) su cui Gazzetta appuntava compiti e, suppongo, informazioni su di noi. Sicuramente un piccolo grande mito

     

    INCOMPRESO

     

    Samuel Katarro – 4

     

    Non lasciatevi ingannare dall’appellativo: non è una nostra invenzione, ma il suo nome d’arte. Stiamo infatti per parlare di una delle figure più eminenti e importanti del panorama musicale di M&G, uno a cui i Reeshow non son degni di scogliere i legacci del sandalo (e che sandalo!). Samuel Katarro non è il tipo che conosci e apprezzi subito. Il suo aspetto è semi-normale, se si esclude la folta chioma e il fatto che dimostri 15 anni di meno dell’età effettiva. Insomma, un normale ed efebico fanciullo, vittima di amori pederasti certo, ma normale. Ma Samuel nasconde un lato oscuro: la sua carriera di musicista e cantante. Ora, non ho nulla contro il fatto che lui canti. E’ il tipo di musica che mi fa rabbrividire. Di questa scoperta dobbiamo certamente ringraziare The Ghila, il nostro bibliotecario ed archivista, di cui avremo modo di parlare, che passa le sue ore a cercare informazioni su internet a proposito di persone che conosce. Fu lui che mi segnalò il Myspace del Katarro: cliccai sul link, e mi trovai perso in un mondo di musiche e melodie assurde e stramboidi, da Lsd, sulle quali il nostro esprimeva il suo talento gracchiando e ululando parole incompresibili. Per la paura, distrussi il Pc e scappai, ma che meraviglia quando scoprii che l’artista era famoso e apprezzato nei circuiti della musica alternativa, quella che io amo chiamare “da fattoni”. Una storia bifronte, quella di Samuel, insomma: di giorno anonimo e grigio studentesso, di notte satiresco e inquietante cantore dei mali e dei vizi della nostra società

     

    SORPRESA

     

    Giulio Tonini – 7,5

     

    Merita sicuramente una citazione un po’ lunghetta il noto rocker pisano-livornese. La storia musicale di Giulio inizia tanto tempo fa, nei favolosi 60’s: dopo un’infanzia travagliata, in cui il piccolo e viziato secondogenito di casa Tonini vive in un mondo a sé, nella sua Stanza dei Giochi, dominato da fiabeschi personaggi come “Cecconi” (nella cui esistenza crede tuttora) e “Giannotto”, e un’adolescenza altrettanto difficoltosa, passata nel collegio religioso in cui il cantante svilupperà il suo bieco ateismo, il ragazzo decide di dare una svolta alla sua grigia esistenza, scegliendo la strada, insidiosa e perigliosa, della musica. E’ allora che Giulio perde il supporto della famiglia, che lo ripudierà in seguito alla sua scelta di “fare del rock’n roll” (“quella è musica del demonio, dovrebbe trovarsi un vero lavoro” fu il commento dell’amareggiato padre, che lo avrebbe voluto vedere dottore), un genere che appunto in quei tempi così moralmente e politicamente corretti, era visto come sbagliato e foriero di disordini. Ma il nostro eroe non si scoraggia, supportato nella sua volontà dagli esempi di quelli che diventeranno poi i suoi “padrini” musicali, ossia Elvis Presley, di cui tenterà goffamente di imitare le mosse sul palco, e Little Tony. Giulio crede in sé stesso, e nel ’60, a soli 20 anni, il poliedrico cantore riesce a pubblicare il suo primo singolo, “Se poi, noi…”, un Lp prodotto dalla Lux Musicalità. Il singolo, un frizzante mix di rock e boogie woogie, diventa il successo dell’anno, rimanendo per sei settimane al primo posto della SuperClassifica Vinili. La Lux, conscia di aver scoperto un gioiello, lo mette sotto contratto: seimila lire all’anno (all’epoca tantissimi soldi) e una tournee nelle maggiori balere e piazze italiane, dove il nostro, oltre al già citato successo, porterà sul palco gli altri 8 brani del suo primo album Lp, “Spicchi di luna”. Sono gli anni in cui , mentre Mina è per tutti “la tigre di Cremona” e Iva Zanicchi “l’aquila di Ligonchio, Giulio si merita l’appellativo de “il gatto di Cecina”, un appellativo che susciterà ilarità e tenerezza tra le centinaia di fans che affollano le balere maremmane dove il nostro si esibisce in italici e autobiografici successi come “Boogie Woogie in riva al mar” e “Baciami dottore”. La tormentata storia d’amore con Alida Valli (anche se diverse voci lo vorranno, in futuro, omosessuale) e i modi da dandy retrò faranno di Giulio Tonini l’astro nascente degli anni del Boom economico italiano. Troppo successo, però, dà alla testa, e il secondo lavoro di Giulio, l’Lp “Sogno rock’n roll” è un buco nell’acqua. Giulio sembra aver perso la brillantezza e il coraggio dei bei tempi (tra cui ricordiamo, ad esempio, la famosissima e scandalosa “le vedevo la caviglia, tutta nuda tutta nuda”, tratta da “Boogie Woogie in riva al mar”), appiattendosi su cover e pezzi anonimi (fra cui la famosa “Una goccia sulla guancia”, chiara taroccatura di “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo, una querelle che fu all’origine dell’aspra ostilità tra i due cantanti). Le vendite crollano, Giulio è vittima di un linciaggio artistico senza precedenti, e la Lux lo scarica. Sono gli anni bui di Tonini, in cui il nostro abbraccia l’infernale vizio della dipendenza da tic tac: senza amici, senza amore, senza famiglia e senza lavoro, Giulio non saprà far altro che affidarsi alle mefitiche praline. Ma la tempra del rocker è forte, e, dopo vent’anni di esilio e disintossicazione, forte di un nuovo look e di un nuovo stile indy-dance, l’artista torna nell’82 sui palchi e nelle radio degli italiani con un nuovo successo, “Disco-love”: è questo il periodo delle grandi collaborazioni, tra cui quelle con Gloria Ganyor e Daddy-U ( un passato da discotecaro che un anziano Tonini rinnegherà in seguito). Ma il suo stile, una folta chioma ondulata, trucco pesante e abiti succinti tutto strass e perline, gli avocano il gradimento del pubblico (è in questi anni che il nostro guadagnerà l’appellativo di “Checca Isterica”). Per Giulio Tonini sembra arrivare una seconda, e definitiva, morte artistica: si moltiplicano le voci che lo vogliono protagonista della scena sado-coca-bondage cecinese, voci che causeranno la definitiva separazione dalla storica moglie, Margherita, a cui il nostro aveva dedicato nel 65 la struggente ballad dal titolo, appunto, “Margherita” (l’originalità non è mai stato il suo forte). Giulio è smarrito, i vecchi amici dello show biz sembrano spariti un’altra volta, e la malinconia prende il sopravvento: il rocker si ritira nella villa di famiglia, a Cecina beach, dove vivrà i successivi anni nell’anonimato più segreto, vivendo della pesca alla spigola. Ma il genio artistico di Giulio non è spento, cova ancora sotto le braci dell’insuccesso: spinto da questo nuovo amore per il mare, il nostro eroe si reinvesta cantautore regionalista, e si presenta con un nuovo cd, “In the navy”, che vede la collaborazione del noto paroliere regionalista Mario Caciagli, famoso come “Il Mogol del Mugello”. Giulio parte per una lunga tournèè nei maggiori porti e moli della Toscana, con il suo nuovo stile folk-pop (è questo il periodo delle esibizioni live vestito da marinaio). Purtroppo gli anni 90 sono gli anni del cambiamento, e non c’è più posto per le vecchie glorie della canzone italiana. Giulio sparisce, sembra definitivamente, dalla circolazione, e non si sa più nulla di lui. Fino al 2003, anno in cui, grazie al supporto di Alessandro Bientinesi da Via Fagioli, storico direttore della “Voce della curva”, Giulio torna agli studi, abbandonati dopo il collegio, e si iscrive al famigerato corso di Media & Giornalismo. I primi due anni l’ex rocker non conclude nulla di buono, sembra che la voglia di studiare sia ai minimi storici, ma l’incontro con il Clan Gambacciani, storico gruppo etnico-sociale fiorentino cambia la sua vita. Giulio viene accolto e benvoluto come nuovo giullare del gruppo, e non ha importanza se per quelle amicizie il nostro si sia dovuto umiliare travestendosi da donna o cantando brani da eunuco: gli amici sono tornati. Giulio è ambizioso, e con il tempo scala la piramide sociale del clan, fino a diventarne Numero 2 ufficiale. Purtroppo la carne è debole, Tonini punta gli occhi sulle graziose cugine e sorelle di Gambacciani, infrazione che il nostro pagherà caro: non avrà le suddette fanciulle e viene cacciato con disonore dal Clan. La coccarda del Numero 2 passa così sull’orgoglioso petto di Lorenzo “Basetta” Baldi. Giulio la prende male, l’invidia e il rimorso lo divorano, ma il destino ha in serbo per lui nuovi luminosi scenari. Dall’incontro con il noto sindacalista leninista grossetano Marco Parracciani (chitarra), con il dirigente di CL giovani di Peretola Andrea Abate (chitarra), con l’inesistente e inavvistato batterista che chiameremo “X” e con il talentuoso enologo di Molfetta Salvatore Hans (basso), nascono i Reeshow, gruppo indie rock sulla falsariga degli Oasis. La band, nonostante il fattore visivo, musicalmente funziona, i brani, tra cui come non ricordare il celebre tormentone “Mona Lisa Smile”, trascinano le folle, e per i Reeshow sembrano spalancarsi le cigolanti porte del successo (per ora regionale),e si guadagnano premi e riconoscenze, come il “Pooh Award” 2007 e l’”Apicella d’oro 2008”. Purtroppo Giulio è una testa calda, il suo look è discutibile (sono gli anni del “Cartone-style”: tutto, dalle scarpe allo zainetto, doveva essere fabbricato con cartone compresso, in nome di una non meglio specificata “sensibilità ecologica” scoperta dal cantore), e tutto questo crea forti frizioni all’interno della band: Giulio decide di mollare quelli che chiamerà in un’intervista “quegli inutili coglioni-zavorra”, e parte, nel luglio 2008, per una tournèè da solista in Colombia, dove alcuni suoi successi erano purtroppo arrivati e avevano attecchito. Nel lungo viaggio, caratterizzato da una crisi di panico da aereo a Roma Fiumicino, crisi poi rientrata in seguito a minacce e flebo, Giulio è accompagnato da Maurizio Belli (di cui non parlerò) e dal buon e già citato Lorenzo Baldi, anche lui ormai silurato dal Clan. La Colombia sarà un’esperienza bellissima per tutti e tre, Giulio collezionerà amicizie, nuove sonorità, ma soprattutto una collezione di pacchi e bidoni dalle mujeres del luogo che gli ha dato non pochi problemi ai gates internazionali. Giulio torna però cambiato dall’esperienza, i Reshow, in mancanza di meglio, lo riprendono fra di loro, e la band ricomincia a suonare per locali e pub in mezza Toscana. Ora come ora Giulio sembra aver ritrovato la serenità, tra nuove canzoni e comparsate nei programmi nostalgici della Rai, a cui il nostro si presta volentieri, come una spassosa gag sulle note di “Se poi, noi” a “Tutti pazzi per la tele”, dalla Clerici, su Rai 1, episodi che gli avocheranno i pochi bricioli di stima artistica rimasti, ma riempiranno di euro le sue svuotate tasche. Che finalmente abbia ritrovato la serenità, e soprattutto un taglio di capelli non dico decente, ma almeno non inguardabile? Mah, chi lo sa, noi glielo auguriamo. Buona fortuna

     

    IMMORTALE

     

    Mayra – 3

     

    Eccola qua, l’ultimo ritrovato in fatto di adulazioni di docenti. Mayra, pittrice trentenne con l’hobby delle lauree inutili e dal tono di voce saccente e sprezzante. La poliedrica artista, che ha qualcosa di Margherita Buy (precisamente gli occhi spiritati), approdata a M&G non ci ha messo molto tempo a farsi notare tra capre e ignorantoni vari: in poco tempo, insieme al ridicolo Francesco “PaperinPieraccioni”, con cui ha dato vita al duo più odiato della cultura italiana, è diventata la cocca della professoressa di inglese, garantendosi con il suo buon uso della lingua una lunga carriera da protetta. Non è raro vedere le due oramai amiche gironzolare sui loro velocipedi per via delle Pandette, incuranti degli sguardi di odio che le raggiungono, sguardi che liquidano con un sarcastico ed inglesissimo “They’re italians, off course, race of shit”.

     

    NOBILTA’ PERDUTA

     

    Giacomo Ghilardi – 8

     

    Questo nome non dirà forse molto alla maggior parte del triste popolo dei media e giornalai, un comune nome da uomo qualunque. Il discorso cambia se si parla di “The Ghila” (si pronuncia, urlando, “deghilaaaaaaaa”), bucolico magnaccio di Montecatini Terme. Come un novello Dottor Jeckill and Mr Hyde, Giacomo Ghilardi, di giorno tranquillo studente di giornalismo all’Università di Firenze, dai pochi hobbies, tra cui ricordiamo l’osservazione dal divano della propria madre impegnata nelle faccende di casa, e la ricerca di inutili nozioni ed eventi su Internet, si trasforma di notte, per inspiegabili motivi, in “The Ghila”, spietato e psicolabile serial killer, con una passione particolare e sfrenata per lo sterminio di famigliole felici. Accusato dei più biechi crimini della storia italiana, tra cui i delitti del Mostro di Firenze, l’omicidio del Circeo, la presidenza delle Bestie di Satana e la frequentazione del salotto di Porta a Porta (trasmissione che gli ha dedicato non pochi speciali in seconda serata, tra cui uno, memorabile, che vedeva in studio il plastico del polo di Novoli) il nostro eroe è sempre riuscito a sfuggire alle maglie della giustizia: eh si, grazie ai ricchi introiti che Giacomo incassa dalla professione di famiglia, ossia il protettorato di larga parte delle meretrici di Montecatini, si è sempre potuto permettere grandi avvocati difensori, tra cui come Carlo Taormina e Gaetano Pecorella, autentici principi del foro. La sua fedina penale risulta quindi linda come quella di un bambino, non così la sua sporca coscienza. Non è raro vederlo, specie nelle notti invernali, girare per le strade cittadine ridendo a squarciagola con il suo caratteristico sacco sulle spalle, ove trasporta i membri smembrati delle sfortunate famiglie che gli capitano sottotiro.

     

    GLACIALE

     

     

    Emilio Veloci – 8

     

    Eccolo qua: un nome, una garanzia. Emilio Veloci, scricciolesco rappresentante studentesco di Media e Giornalismo, tutto barba incolta e Marx. Alla vista non gli daresti un soldo: tipico vestiario da zecca, con magliette colorate e jeans sdruciti, capello incolore, inodore, insapore e quel simpatico paio di occhiali da secchione. Il carattere non è certo da combattivo sindacalista: una flebile vocina espone idee innocue, buone, gentili, tenere come lo è il proprietario. E allora che ci fa questo piccolo amico alla guida del potente sindacato studentesco? Non lo sappiamo, sappiamo solo che è stato eletto. Forse il fatto di essere l’unico candidato votabile ha aiutato un pochino la sua elezione. Quello che conta, comunque, è che dal giorno della sua elezione Emilio Veloci è diventato un fenomeno mediatico: in edicola vanno a ruba “Le avventure di Emilio Veloci”, fumetto a strisce sulle strampalate vicende del nostro amico (riunite nello splendido Almanacco mensile, rilegato in pelle di “padroni”), presto anche su Italia 1 nella versione animata; in libreria la sua autobiografia, “Io e il potere”, è in vetta alle classifiche dei libri più venduti; su Youtube è tutto un fiorire di video dedicati al Rosso; perfino la Giochi Preziosi ha lanciato una linea di modellini dedicati ad Emilio, tra cui spicca la versione maxi da 70 cm, con cordicella inclusa che, se tirata, fa pronunciare dal giocattolo frasi come “Morte alla borghesia” e “Hasta la istruciòn sempre” (nella versione deluxe fornito di kefiah in vera stoffa palestinese e molotov). Le ultime voci parlano di una fiction a puntate sulla sua vita, e di una possibile candidatura nelle file della Sinistra Arcobaleno. Che dire: auguri, Emilio, te lo meriti.

     

    RESISTENZA

     

    Paolo Briganti - 8,5

     

    Conosciuto anche come “Paolone”, “Brighella”, “Er Brigante”, “Stegosauro” e “Stegopaolo”, Paolo Briganti è una delle travi portanti del corso di laurea, autentico fiore all’occhiello di Novoli, da lui ribattezzata “Novograd” o “Gotham City”, per il grigiore sovietico e la totale mancanza di vegetazione che caratterizza il Polo. Una vita dedicata alla Fiorentina, alle destre regionaliste, all’amicizia, ma soprattutto al salutare consumo di droghe e alcool, consumo che però non sembra influire minimamente sulle prestazioni calcistiche del nostro, sotto contratto sia con l’Atletico Savonarola che con i Nerds United. Come in una novella Arancia Meccanica, Paolo vive così, tra una dose di Latte + sorseggiata al Bar di Novoli, una passeggiata in sala lettura e qualche sano pestaggio di extracomunitari (specie le famigerate Vipere, nevvero Paolo?). Il nostro amico si caratterizza per conoscere praticamente tutti. Non è un eufemismo: chi ha avuto la fortuna di passeggiare con lui in una qualsiasi parte del mondo, avrà notato che viene praticamente fermato e salutato da tutti, è un fiorire di strette di mano, abbracci, tiri da qualche spinello o sorsate da qualche drink, mentre tu ti trovi là, da solo, a rimuginare sul tuo presente di solitudine. Paolo è un autentico mostro dello show-biz: dove è lui, ecco la festa. Un’ultima osservazione: credo che abbia il dono dell’ubiquità; non è raro, infatti, osservare la sua comparsa in vari posti contemporaneamente, manco fosse la Madonna, se tali eventi meritano la sua presenza, naturalmente. Cin cin, Paolone

     

    PARANORMALE

     

    Carlo – 4

     

    Sicuramente è tra gli esseri più pericolosi che pullulano nel nostro mondo: Carlo è il più temibile rivale di Matrix, “la proiezione mentale del tuo io digitale” (non ho mai capito cosa volesse dire, suppongo una mazza, ma siccome fa figo lo cito di continuo). Esso è infatti un malvagio sistema operativo, molto più evoluto di Windows o Linux o Machintosh, un host che gestisce il sito Fadders.net, dedicato a noi, giovani e meno giovani, studenti di Media e Giornaletti. Chiaramente Carlo tenta di farsi passare come essere vivente, per poterci controllare meglio, e a tale scopo riesce ad assumere le pingui fattezze di uno studente sulla trentina, grassottello e con la barba, simile all’Uomo Fumetto dei Simpsons. Nessuno, naturalmente, lo ha mai visto dal vivo, quell’immagine è solo un ologramma che Carlo, o Karlo come lo chiamano i comunisti, proietta allo scopo di ingannarci. Per fortuna, da un po’ di tempo a questa parte alcune persone, geni del computer, sono riusciti ad uscire da Carlo e dalla realtà virtuale che proponeva, e nonostante la costante presenza delle malefiche sentinelle, sempre a caccia delle menti libere. Tra questi eroici ribelli, ricordiamo Sgrofolo, detto l’Eletto, che è riuscito ad opporsi al malefico Carlo tramite attacchi hacker al malvagio forum di Fadders. Il nefasto sistema operativo ha tentato più volte di distruggere Sgrofolo ed i suoi compagni, ma senza riuscirci. Ci auguriamo che Carlo non ci riesca mai, e che finalmente possa essere sconfitto. Voci di palazzo (precisamente di D4) parlano di una fine data ormai per imminente per l’elefantiaca entità, parlando perfino di un conto alla rovescia per lo spengimento di Fadders. Sarebbe un trionfo per il bene e per la razza umana su una tecnologia che, come hanno denunciato anche il Papa e il Mago Otelma, spesso prende il sopravvento sul suo creatore, l’uomo.

     

    APOCALISSE

     

     

     

     

    Caldana – 8

     

    Direttamente da Trainspotting, provincia di Grosseto, o giù di lì, arriva Caldana, un mito per tutti noi studenti a tempo pieno (e anche per i fadders). Grazie a dichiarazioni estemporanee come "Ma la comunicazione pubblica a cosa serve?", resa a 30 secondi dalla fine del corso "sociologia della comunicazione pubblica ( che aveva come obbiettivo appunto esplicare cosa diavolo fosse), o trovate geniali come piazzare un Corriere della Sera sulla scrivania del Desideri durante l'esame, per distrarlo dal controllo sugli studenti copiatori (obbiettivo centrato), Caldana si è conquistato l’ammirazione e la simpatia dell’intero polo di Novoli. Cresciuto politicamente nelle moderate file dei Giovani Comunisti per la Distruzione dei Non Comunisti, simpatica sigla nella galassia della sinistra extraparlamentare livornese, il nostro eroe non discrimina, però, gli oppositori politici, essendo fraterno amico e compagno di numerose teste calde di destra. E poi, come non voler bene a quel sempre simpatico e gioviale volto, quel sorriso a 62 denti, quella rapa a zero un po’ discontinua, quell’amabile accento da pastore maremmano? E come non benvolerlo, quando si odono le sue caratteristiche urla di richiamo e saluto echeggiare per le dechirichiane pareti di Novograd? Si, amici: Caldana è uno di noi e ce lo teniamo stretto

     

    AMABILE

     

    Picchiarello – 4

     

    Chi conosce il suo vero nome? Nessuno. Per tutti Picchiarello è semplicemente Picchiarello, il piccolo e nero pulcino calabrese che, dopo aver terminato fisicamente Calimero (testimoni oculari dicono per mezzo di acido solforico), ha preso il suo posto non solo negli spot Ava, ma anche nel cuore di molti bambini. La sua storia inizia da lontano e lontano, ovvero più di dieci anni fa nelle lontane miniere di carbone di Purzello Calabro, in provincia di Reggio Calabria, dove il futuro genio, ancora bambino, viene avviato al lavoro di minatore dal malvagio padre. Nonostante tutto, il nostro si getta nella mansione con grande impegno e abilità, tanto da guadagnarsi l’affettuoso coro “Picchia, picchia, Picchiarello!” da parte dei suoi compagni minatori. Sarà qua che il gracile ometto diventerà per tutti Picchiarello, soprannome che gli calzerà a pennello e gli rimarrà attaccato addosso quanto l’abbronzatura a Barack Obama. Una volta superata la dura era del lavoro in miniera, il nostro deciderà di emigrare nel ricco Nord, fermandosi però nella nostra città, come studente a Novograd. Qua diventerà famoso grazie al suo caratteristico grido di battaglia “Mi scusi professsooooooreeee!”, gridato in dialetto calabrese pronunciatissimo, con cui interrompe le lezioni di turno e soprattutto mette alla prova la pazienza dei docenti e dei compagni di corso che, infatti, perdendo la pazienza, lo faranno vittima di scherzi, burle, malefatte e ruberie delle sue caratterische merende (fra le quali ricordiamo, a titolo di esempio, ghiottonerie calabresi come il sacco vitellino, la melanzena gratinata, e il panino tonno e cinghiale). Nonostante tutto, nei nostri cuori.

     

    EROICO

     

    Il Sardo – 4

     

    Esponente di spicco della folta comunità isolana che affolla Media & Giornalismo, il satiresco e paffuto chitarrista-studente-mediano-seduttore-giramondo-pokerista-proprietario terriero e chi più ne ha più ne metta si merita un posto di riguardo in questa Walk of Fame. Da quando fece la sua comparsa, nel lontano secondo anno, con un auto-invito per una partita di calcetto che rimarrà nella storia per sfacciataggine ed estroversione, il Sardo è stato presenza costante nelle nostre vite. Nessuno può vantarsi di non conoscerlo, nessuno può fissarlo e poi affermare di non essere suo amico: la sua parlantina vivace e cristallina, le sue argomentazioni sul corso del mondo e degli eventi, i suoi interminabili racconti, veri o falsi che siano, hanno fatto da sottofondo alle nostre vite per tanto, tantissimo, troppo tempo. La sua petulante presenza è, per fortuna, intervallata dai frequenti viaggi (i cui inizi comportano festeggiamenti e celebrazioni in tutta Italia) che lo vedono protagonista nei più lontani angoli del globo terracqueo, viaggi caratterizzati, a quanto ei dice, da frequente e strabiliante attività sessuale con le ragazze del luogo, che sembrano non resistere al suo fascino e soprattutto al suo alito a base di mirto e ovino, e da divertenti ed eccitanti avventure, che purtroppo si concludono sempre bene. Mai che ad un dannato abitante delle favelas di Rio venga in mente di rapinare e far fuori il nostro caro amico, mai che ad un branco di renne svedesi baleni in testa l’idea di travolgerlo con il loro galoppo: il nostro si salva sempre, e muore dalla voglia di raccontarcelo. Scherziamo, ovviamente, Paolo. Ahiò. Ahiò siempre, cabron.

     

    BRILLANTEZZA

     

     

     Un saluto e un caro ricordo anche a tutti gli altri componenti della variegata fauna di Media e Giornalismo, in particolare l’Uomo Gatto, la Donna Gatto, Sgrofolo, la Scimmia, l’Uomo, El Hadji Diouf, Pantalonafiori, il giovane Che Guevara, Picchiarello, Elvis, gli innumerevoli sosia di Tatulli, Avril Lavigne, la folta comunità sarda, Frangetta, la Siope, Topolino e Paperino, Cafu, Gattuso, Bulldog, il Bomber detto anche Cesar Valpiando, Valternaimo, Boe Sislac, il muso livornese, lo Zio, il Nonno, Tizzy m’attizzi e tutti gli altri…grazie ragazzi.