maurizio's profileL'onniscientePhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 23

    Un tabù italiano: la Resistenza

    Trovo che in Italia ci siano molti argomenti o temi su cui è impossibile parlare liberamente, senza pregiudizi, ma sicuramente quello che rappresenta il tabù più intoccabile della nostra repubblica è la Resistenza. La Costituzione non si dovrebbe dire fondata sul lavoro, ma sulla Resistenza. Chi prova a parlarne senza i paraocchi ideologici che il Pci e la Dc hanno imposto agli italiani, viene marchiato a fuoco, una macchia indelebile che non si toglie più dalla fedina civile e politica dell' "eretico" che ha avuto la sfacciataggine di provare a ragionare, razionalmente, su quello che è davvero successo. Ci si becca l'infamante accusa di fascista, revisionista, negazionista, e chi più ne ha più ne metta. Ce ne sono di esempi illustri che testimoniano questa "caccia alle streghe" tutta italiana: Giampaolo Pansa è solo l'ultima vittima sacrificale immolata (per fortuna solo ideologicamente, ma c'è sempre tempo anche x la violenza fisica) sul sacro altare della Storia scritta dai vincitori. Per i suoi bellissimi libri sulle zone d'ombra di quel periodo così convulso della Storia d'Italia ,lui, che è da sempre schierato a sinistra, è stato attaccato da una vasta fazione composta da ex partigiani, ex e neo comunisti, no global, e via dicendo, con una violenza cieca e ottusa degna della Santa Inquisizione. Voglio perciò girare il coltello nella piaga politica e civile mai del tutto rimarginata. Inizio con una dichiarazione col botto, che so potrebbe costarmi grandi offese: la Resistenza non mi è mai piaciuta. O meglio, non mi è mai piaciuto il processo di beatificazione laica di questo periodo storico e di chi l'ha vissuto dalla "parte giusta", che si è compiuto nel nostro Paese. Trovo che la Storia non debba mai essere studiata e raccontata solo con l'interpretazione del vincente, che si debba dar spazio a tutte le posizioni in campo. Se devo essere sincero, trovo che la Resistenza sia stata ampiamente sopravvalutata. Trovo che la vera opera di Liberazione, da un regime dittatoriale ormai marcio, e dalla presenza degli occupanti tedeschi, sia stata compiuta dai nostri amici americani, quelli che oggi vengono pubblicamente attaccati proprio da larghe parti di quella società italiana figlia del loro intervento contro il nazifascismo. Non penso assolutamente che la guerriglia partigiana abbia contribuito in modo determinante a salvare il nostro Paese, che quattro o cinque bombe o agguati ai tedeschi (fra l'altro con l'atroce conseguenza delle rappresaglie naziste) siano state l'origine della ritrovata dignità degli italiani. Partendo da questo contestabile presupposto, dico appunto che la Resistenza non mi è mai piaciuta, neanche quando frequentavo le varie classi scolastiche, dove te la inculcano come l'ave Maria al catechismo. Mi ha sempre puzzato di marcio l'idea che da una parte ci fossero i Buoni e dall'altra i Cattivi. Figuratevi quando ho appreso, non certo sui faziosissimi libri di testo scolastici, che ci sono state zone buie e d'ombra in questo mito nazionale, zone d'ombra venute fuori solo da pochi anni. Alludo alle violenze, agli omicidi, alle sevizie compiute dai alcuni settori del movimento partigiano che godeva di un'impunità sancita di fatto, nei confronti di suore, preti, presunte spie, ex fascisti o presunti tali, ecc. Una carneficina taciuta per 40 anni che secondo alcune stime avrebbe causato intorno ai ventimila morti. Alludo al collaborazionismo che larghi settori del movimento partigiano italiano hanno compiuto nei confronti dei "compagni" jugoslavi, i partigiani di Tito, che finita la guerra si sono dedicati alla caccia all'italiano nelle zone di confine tra Italia e Jugoslavia (nel Friuli soprattutto), con annessi e connessi i massacri  nelle foibe (probabilmente  molti non sanno nemmeno cosa siano) e gli esodi forzati degli italiani dalle loro case, un'altra carneficina che ha causato intorno ai quarantamila morti. Ma di questo non si parla. Eh si, molto più facile far finta di niente, dividere in buoni e cattivi, e sacralizzare i buoni e punire i cattivi. Vorrei tanto che dagli eredi del Pci, a sua volta figlio di quella Resistenza, ci fosse un bell'esame di coscienza, e una bella rimessa in discussione del proprio mito di sempre. Vorrei che ci facessero sapere perchè i responsabili di quei massacri e di quelle uccisioni non sono mai stati soggetti a una qualche forma di processo, e non abbiano pagato le proprie colpe. Ma si sa, queste domande non si devono fare. La storia la scrivono i vincitori. Il resto è leggenda.
     
    January 18

    Da un diario delle superiori...

    Lentamente muore

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
      giorno gli stessi percorsi,
      chi non cambia la marcia,
      chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
      chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
      chi preferisce il nero su bianco
      e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
      proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
      fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
      davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
      chi e' infelice sul lavoro,
      chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
      chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
      consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia,
      chi non legge,
      chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

    Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
      aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
      della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
      chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
      risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
      vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
      di respirare.

    Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
      splendida felicita'.

    Pablo Neruda

    January 13

    Un cialtrone trattato da maestro

    Nell'inutile carrellata televisiva per trovare qualcosa di interessante o divertente da vedere, ieri sera mi sono imbattuto nell'ennesimo penoso "one man show", questa volta targato Massimo Ranieri. L'istinto e l'abitudine mi avrebbero consigliato di spengere immediatamente, o cambiare canale, ma qualcosa ha catturato la mia attenzione: in scena era presente l'esimio maestro (sic) Dario Fo. Un personaggio per cui nutro una profonda avversione (in parte dovuta alle parti politiche contrapposte), un'antipatia fisiologica e una grande disistima artistica. Ieri portava in scena una parte della sua opera letteraria (sic2) "Mistero Buffo", una cialtronata bella e buona per cui il bifolco s'è beccato pure un premio Nobel. Ora, non so che sostanze avessero assunto i membri della giuria del Nobel per assegnare a un buffone così il riconoscimento letterario maggiore, che è andato a maestri del calibro di Carducci e Neruda; mi consola il fatto che la giuria del Nobel si è spesso distinta per premiazioni quantomeno discutibili (celebre il premio nobel pe la pace (sic3) assegnato al leader terrorista Arafat, che con una mano firmava accordi di pace durati il tempo di una scorreggia, e con l'altra armava e finanziava i terroristi palestinesi che seminavano morte fra gli israeliani). Trovo che nell'enorme amore che parte della società italiana prova per questo cialtrone, ci sia parecchio di strumentale. Dario Fo rappresenta in pieno quello spicchio d'Italia (per fortuna motlo piccolo) che fa dell'anticlericalismo la sua ideologia e dell'odio di classe la sua fisionomia. Com'è noto, infatti, "Mistero Buffo" è una grande presa per il culo dei misteri religiosi più importanti del cristianesimo, a partire dall'Immacolata Concezione fino ad arrivare alla Crocifissione di Gesù Cristo. Tramite il mettere in ridicolo questi dogmi attraverso un linguaggio incomprensibile e smorfie da giullare, Dario Fo ridicolizza completamente e, aggiungerei, perfidamente (e la perfidia non dovrebbe far parte della satira) cose che per milioni di persone sono profondamente importanti e sentite. Un'opera fortemente anticlericale, offensiva e blasfema (parlo per i credenti), che è stata omaggiata e incensata come "esempio-di-coraggio-civile-e-di-presa-in-giro-del-potere" (sic4). Miei cari leccaculo, qui di coraggioso c'è ben poco: prendersela con la Chiesa cattolica, dileggiare il sacro (si intende, esclusivamente cristiano), è come sparare sulla croce rossa. Non necessita coraggio, non è avanguardismo. La Chiesa, i vescovi, i preti non possono reagire come dovrebbero, sono costretti, dalla loro delicata posizione diplomatica, a  ingoiare qualsiasi offesa senza aprire bocca, per non essere accusati di Oscurantismo-e-di-minare-la-laicità-dello-Stato. Perchè oggigiorno vediamo e sentiamo buttare palate di merda sul Vaticano, su Gesù, sulla Madonna, e mai un minimo di satira su Maometto, sugli Imam, sull'islam (e ce ne sarebbero di cose da prendere in giro)? La risposta è semplice: paura. Eh si, perchè un papa o un vescovo non ti condannano a morte, non ti lanciano fatwe contro, non istigano l'odio verso di te se smerdi e offendi il cristianesimo, come succederebbe se invece tu prendesssi in giro il Corano o il Profeta (e il caso vignette sataniche del febbraio scorso ne è un fulgido esempio). Ma si sa, il coraggio è una virtù di pochi, e tra quei pochi non c'è certo Dario Fo, che quando c'era da essere fascisti ha dato l'esempio (per chi non lo sa, si è arruolato volontariamente nell'esercito della Repubblica di Salò), e una volta caduto il regime s'è scoperto comunista e negli ultimi tempi s'è messo a capo del movimento No Global (gli spaccavetrine, s'intende, che hanno insozzato anche Firenze nel novembre di quattro anni fa). Un bell'esempio di voltagabbanismo e incoerenza, di cui in Italia siamo pieni. Quindi, giusto rispettare tutte le religioni, ma non dimentichiamoci di quella in cui crede la maggior parte di noi italiani.
     
    January 08

    Nuovi arrivati e nuovi problemi

    E' notizia di pochi giorni fa: la Romania e la Bulgaria sono entrate a far parte dell'Unione Europea. Una brutta notizia spacciata per bella: i tg, i giornali, i politici, tutti insieme a celebrare e festeggiare la notizia dell'allargamento avvenuto. Bene, mi chiedo se la gente non sia ammattita: ci rendiamo conto di quello che vuol dire nella pratica delle vita quotidiana, al di là del significato politico che questo può avere? Vi rispondo io: vuol dire che l'invasione di cittadini rumeni di cui l'Italia è vittima ormai da qualche anno, si trasformerà in un'ondata irregolare e irrefrenabile che renderà interi quartieri delle nostre città delle mini-Bucarest. Se fino ad oggi l'arrivo di cittadini rumeni nel nostro Paese era (in parte) frenato dal fatto che essi fossero extracomunitari e quindi soggetti a controlli e limitazioni, con l'entrata della Romania nell'Ue questo importante limite viene a cadere. Da oggi i rumeni hanno lo stesso status politico e civile di francesi, italiani, belgi, ecc. e possono quindi circolare liberamente per l'Europa e stabilirvisi a vivere. L'Italia ha il difetto e la grossa sfortuna di attirare immigrati come il miele le api; per una congiuntura di vari fattori, fra cui l'incapacità di governo della nostra classe politica, la sistemica permissività del nostro sistema giudiziario, un'identità italiana poco sentita, per un immigrato che voglia lavorare o che voglia vivere di espedienti (leggi darsi alla criminalità), il Bel Paese è il posto giusto dove andare a vivere. Questo ha fatto si che l'Italia si sia trasformata da qualche decennio nella nuova Mecca per le ondate migratorie provenienti dai Balcani, dall'Africa e dal Medio Oriente, ondate migratorie che una nazione piccola e fragile come la nostra non può più permettersi di reggere. Centinaia di migliaia di rumeni si riverseranno nei prossimi anni nelle nostre città: non so se sapete cosa voglia dire la coabitazione con persone così diverse per cultura e stile di vita. Io ho la sfortuna di vivere in un condominio in cui vivono due famiglie di questi "neo-europei": non è facile. Un casino immane per tutto il condominio, famiglie in affitto che sub-affittano ad altri gruppi di connazionali intere stanze cosicchè, in ogni casa, ci trovi a vivere come minimo 10 persone. Un'assoluta mancanza di rispetto per gli altro condomini, con baccanali e feste che continuano fino a tarda notte. E in più c'è la paura delle bande di ragazzini, che ormai infestano il quartiere. Insomma prima di gioire, i fanatici del multiculturalismo e dell'Italia-senza-frontiere ( persone che molto spesso se ne stanno ben lontani dai quartieri dove vengono mandati a vivere gli extracomunitari), dovrebbero sperimentare sulla loro pelle cosa significhi sul piano pratico l'arrivo e la coabitazione con queste persone.